L’Anteprima del Chiaretto di Bardolino cambia veste

La dodicesima edizione dell’appuntamento dedicato al vino rosa del Garda veronese si articolerà in due fasi: la prima dedicata alla stampa di settore, mentre l’altra coinvolgerà i ristoranti della città di Verona

Il Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino non rinuncia all’Anteprima del Chiaretto, ma la ripensa in una veste del tutta nuova. Considerato il perdurare della pandemia, la dodicesima edizione della manifestazione dedicata al vino rosa del lago di Garda veronese, che con la recente modifica del disciplinare della denominazione ha adottato ufficialmente il nome Chiaretto di Bardolino, si articolerà in due fasi. La prima, che prenderà il via ad aprile, coinvolgerà la stampa italiana e internazionale, oltre che i blogger e gli influencer del mondo del vino: verrà infatti inviata loro un’ampia campionatura di Chiaretto di Bardolino della nuova annata (intorno alla cinquantina di etichette), ricondizionata in bottigliette di vetro (preferito ad altre soluzioni) del contenuto di 5 cl, ovvero il quantitativo normalmente servito nelle degustazioni professionali. Dopo due mesi di test, il Consorzio ha scelto le bottiglie di Vignon®, il primo servizio italiano di ricondizionamento di vino e alcolici pensato per supportare tutti gli attori impegnati nella formazione, promozione e vendita nel settore beverage. Le Vignon® sono leggere e resistenti ed evitano gli sprechi perché consentono di fare assaggiare la stessa bottiglia contemporaneamente, in condizioni ottimali, a più persone in luoghi diversi. Tutto il processo di ricondizionamento avviene in ambiente protetto per rispettare il lavoro dei produttori e garantire il mantenimento delle caratteristiche organolettiche del prodotto di origine. Assieme ai campioni di Chiaretto di Bardolino, verranno inviati anche degli assaggi di formaggio Monte Veronese Dop e un minilibro dedicato al Chiaretto. La seconda fase dell’Anteprima del Chiaretto, invece, coinvolgerà i produttori e i ristoranti della città di Verona nel mese di maggio, quando prenderà il via anche la seconda edizione di 100 Note in Rosa, manifestazione che animerà le serate estive della città scaligera, della provincia e della riviera gardesana con i migliori talenti musicali di Verona.
“Nonostante la pandemia e il conseguente deciso calo di presenze turistiche sul lago di Garda – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino – le vendite di Chiaretto di Bardolino si sono mantenute costanti sul mercato: un segnale importante, che dimostra ancora una volta come le scelte del Consorzio siano state lungimiranti, confermando la nostra denominazione come leader tra i vini rosa in Italia. Anche per questo motivo abbiamo deciso di non rinunciare all’Anteprima e alla presentazione dell’annata 2020, ma di ripensare la manifestazione in nuove modalità”.
“Le condizioni climatiche del 2020 – conclude Andrea Vantini, responsabile dell’area tecnica del Consorzio – hanno consentito un perfetto sviluppo delle componenti aromatiche fruttate delle uve, che si traducono nel Chiaretto di Bardolino nella presenza soprattutto di agrumi e piccoli frutti di bosco. Le caratteristiche del microclima locale, invece, hanno garantito la presenza di quelle componenti di freschezza e di sapidità che sono tipiche del Chiaretto di Bardolino. Come conferma l’assaggio dei vini che stanno uscendo sul mercato, quella del 2020 è stata una buona annata nonostante il periodo di considerevole cambiamento climatico”.




Nasce “Legàmi di Vite”, un importante contratto di sviluppo “green” nel comparto vitivinicolo. Interventi per oltre 115 milioni di euro di cui 81 milioni sul versante ambientale

La proposta presentata al Ministero dello Sviluppo economico ha il supporto della Regione Emilia-Romagna e il coordinamento di Enoteca Regionale. Gli assessori Colla e Mammi: “Un progetto dalle caratteristiche davvero innovative, cooperative e aziende hanno avuto l’intelligenza e la lungimiranza imprenditoriale di mettersi insieme e strutturarsi per essere ancora più forti, mantenendo un legame con il territorio

Nasce “Legàmi di Vite”, importante contratto di sviluppo “green” nel comparto vitivinicolo dell’Emilia-Romagna che prevede interventi per oltre 115 milioni di euro di cui 81 milioni sul versante ambientale.

Il progetto, con il coordinamento di Enoteca Regionale e il supporto tecnico della società Artemis e dello Studio Salami, è stato presentato al Ministero dello Sviluppo Economico per il tramite di Invitalia.

Vi hanno aderito le più importanti realtà regionali cooperative, rappresentative di 12 mila imprese agricole socie, per un totale di 470 mila tonnellate di uva lavorata (il 61 % della produzione dell’Emilia-Romagna, dato 2019) e di 3.400.000 ettolitri di vino imbottigliato all’anno. Numeri importanti anche sotto il punto di vista occupazionale, con ben 1.232.000 giornate/lavoro agricolo e con circa 2.800 unità impiegate nelle cantine. Le aziende aderenti al progetto sono: Caviro Extra, Caviro, Agrintesa, Cantina Forlì Predappio, Cantina di Carpi e Sorbara, Terre Cevico, Le Romagnole, Medici Ermete, Cantine Riunite & Civ, Enomondo.

Obiettivo del contratto è lo sviluppo di una filiera sostenibile e circolare, anche con la messa a punto di un protocollo ambientale. Un nuovo modello virtuoso di integrazione e aggregazione per valorizzare al meglio l’immagine del vino regionale, ottenuto con il supporto dalla Regione Emilia-Romagna con gli Assessorati allo Sviluppo economico e green economy e all’Agricoltura e agroalimentare ed Art-Er.

“Questo progetto strutturato di filiera internazionale sostenibile – affermano gli assessori regionali Vincenzo Colla (Sviluppo economico) e Alessio Mammi (Agricoltura) -, testimonia una maturità d’impresa non scontata per un comparto che dà lavoro a migliaia di persone e vanta prodotti enologici di grande qualità con numeri ed export davvero significativi, oltre a una rete commerciale tra le più evolute nel Paese per l’agroalimentare. Il progetto, che la Regione sostiene e promuove, ha caratteristiche davvero innovative per il contesto nazionale: cooperative e aziende, che di norma competono, hanno avuto l’intelligenza e la lungimiranza imprenditoriale di mettersi insieme e strutturarsi per essere ancora più forti, mantenendo un fortissimo legame con il territorio, gli agricoltori e i produttori, salvaguardando la qualità dei loro prodotti e creando al contempo le condizioni per stare su un mercato sempre più globalizzato. Un progetto davvero capace di raccontare e attuare il modo di fare impresa e creare lavoro del nostro territorio, coerente con una direttrice strategica del Patto per il Lavoro e per il Clima, poiché investe sull’economia circolare in un’idea di riciclo, recupero e riuso della materia prima utilizzata, che è il grappolo d’uva”.

Il totale degli interventi sarà superiore ai 115 milioni di euro, di cui oltre 81 milioni sul versante ambientale (circa il 70% sul totale dell’investimento – spiega il presidente di Enoteca Regionale, Giordano Zinzani –. Una cifra straordinaria che dimostra l’impegno e la volontà della filiera vitivinicola dell’Emilia-Romagna di essere protagonista consapevole del futuro, non solo del settore ma, più in generale, di un’economia sempre più circolare e rispettosa dell’ambiente. Una quota importante dell’investimento servirà anche per proiettare le aziende regionali verso un’industria 4.0, digitalizzata e con un alto grado di innovazione tecnologica. Il tutto si tradurrà anche in un aumento occupazionale stimato in circa 70 nuove assunzioni”.

Gli interventi che saranno realizzati in Emilia-Romagna saranno molteplici, tra i quali la trasformazione di prodotti agricoli del settore vitivinicolo e loro sottoprodotti (circa 67.000 tonnellate/anno derivanti dai processi di vinificazione) in acido tartarico naturale e biocarburanti avanzati, efficientamento energetico nei processi produttivi, riduzioni dei gas effetto serra, riduzione dell’impatto ambientale dei processi, realizzazione e potenziamento di sistemi di depurazione delle acque reflue in uscita dagli stabilimenti (attualmente 560 mila m3/anno di reflui da attività agroalimentare ceduti in depurazione), miglioramento dei sistemi di confezionamento e di stoccaggio. Oltre ovviamente a un ampliamento della capacità produttiva.

 




Nasce Archeo-Enologica il futuro dell’enologia calabrese

Gabriele Francesco Bafaro, giovane archeologo calabrese, unisce la sua passione per i vini e la sua professione di archeologo e crea la cantina Archeo-Enologica. Il tutto rappresenta un originale progetto che gode del Patrocinio dell’Università della Basilicata.

 

Gabriele, con una Laurea Magistrale in archeologia conseguita nel 2011 presso l’università della Calabria, ha successivamente effettuato una specializzazione in archeologia classica a Matera presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici con tesi di specializzazione intitolata: “La viticultura nell’antica Brettia e il progetto archeo-vino Acroneo”.

Appassionato da sempre di vino, durante gli anni dell’università ha frequentato alcuni corsi di degustazione e ha iniziato a tracciare le linee essenziali di ciò che dovrebbe essere in prospettiva il suo percorso futuro.

Ha rifiutato l’invito ad andare all’estero per lavorare per conto di alcune compagnie che effettuano scavi archeologici e ha deciso di rimanere in Calabria ed invece di scavare per trovare reperti, vanga in vigna per piantare viti e interrare anfore.

In questo contesto è nato il progetto con il quale Gabriele si prefigge di applicare le sue competenze derivanti dal suo percorso professionale, alle antiche tecniche di produzione dei vini degli antichi greci sul territorio della Magna Grecia facendo macerare le uve e affinare i suoi vini in anfora.

Per questo progetto di ricerca e sviluppo gli venne conferito il patrocinio dell’Università della Basilicata e per riassumere il progetto basta osservare il logo dell’azienda che racchiude tutta la sua filosofia: una testa barbuta che raffigura il re Acroneo coronata da un diadema di vite.

Si tratta di un’immagine che si ispira alla dracma d’argento coniata a Naxos in Sicilia con i colori rosso e oro, come si usava a Pompei per omaggiare la tradizione vitivinicola della Magna Grecia assieme a quella romana.

Gabriele ha mosso i primi passi sul territorio per cercare antichi vitigni, seguito e rincuorato da mamma Katia.

D’altronde il vino in casa è sempre stato una questione di famiglia, in quanto il bisnonno materno possedeva una cantina e vendeva vino e vinificava le viti del territorio: Magliocco dolce, Guarnaccia e Greco nero.

Finalmente nel Comune di San Demetrio Corone in provincia di Cosenza, a circa 400 s.l.m ha ritrovato delle vigne vecchie di circa 60-80 anni nel quale ora vengono allevate le varietà autoctone: Magliocco, Greco bianco e Greco nero.

Con le uve di tali vigne ha effettuato le prime micro-vinificazioni, ha progettato e brevettato le anfore con un sistema di chiusura a sughero alquanto originale.

Ha inoltre iniziato la produzione delle prime bottiglie seguendo il regime biologico e biodinamico in attesa delle certificazioni. 

Tutto ciò è stato possibile anche dal fatto che la Calabria ha un ricchissimo patrimonio vitivinicolo, basato anche su quello degli antichi greci che fondarono alcune colonie che diventarono le più ricche del Mediterraneo grazie al commercio del vino, tra cui l’antica Sibari che era divenuta prospera grazie al commercio di questa preziosa bevanda.

Le sue navi raggiungevano tutti i porti conosciuti di allora, come testimoniano i frammenti delle anfore trovate negli scavi archeologici lungo le rotte marittime di tutto il Mediterraneo.

Successivamente arrivò un altro contributo alla biodiversità calabrese, durante l’impero romano, quando nelle ville rustiche sorte sull’attuale territorio calabrese, furono create dei vigneti con i vitigni migliori di tutto l’impero, che potevano soddisfare con i prodotti che ne derivavano, il gusto dei consumatori.

L’Età bizantina arricchì il patrimonio viticolo calabrese, in quanto da tutte le province dell’impero si stabilirono in Italia meridionale e quindi anche nella Calabria attuale, tanti coloni provenienti dalle province d’oriente, tra cui armeni ed egiziani, che portarono i loro contributi in varietà di viti nuove.

Basti pensare al Moscato d’Alessandria, d’Egitto naturalmente, portato dai profughi di quell’area dopo la conquista dell’Egitto da parte dell’Islam o alla Sultanina d’origine mediorientale.

Un contributo determinante alla rinascita della viticoltura in Calabria, dopo la caduta dell’impero romano e la guerra contro i Goti, lo ebbero i monaci basiliani che si rifugiarono nella Calabria attuale nell’VIII secolo d.C., in seguito alla persecuzione subita dal grande imperatore Leone Isaurico, l’Iconoclasta che aveva sconfitto gli arabi ad Akrainòs, ma che aveva scatenato una campagna contro l’uso delle icone o immagini.

Essi fondarono monasteri e romitori in aree isolate, pregando e praticando l’agricoltura, impiantando, boschi, uliveti, albero da frutto e viti che portarono dalle province bizantine d’oriente.

Essi furono alla base della civiltà bizantina in Calabria che decadde con la conquista normanna del 1060.

 

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Attualmente la Cantina Archeo-Enologica lavora sei tipologie di vini:

 

 Arkon Vino Rosso: Il vino Acroneo Arkon vinificato e affinato in anfora per sei mesi presenta un colore rosso rubino. I profumi sono molto complessi e caratterizzati da sentori di frutti a bacca nera su un fondo speziato. Al gusto è potente e armonioso, caratterizzato da tannini vellutati ed eleganti e da un finale lungo e persistente. Da uve Magliocco in purezza.

Akroneo Tempesta: Il vino Acroneo Tempesta vinificato e affinato in anfora per sei mesi presenta colore rosso rubino con riflessi granato. I profumi ricordano la ciliegia e i frutti a bacca rossa, accompagnati da accenni speziati e di radice di liquirizia. Al gusto si caratterizza per la corposità e il tratto deciso e pieno di carattere che contraddistingue questo vino dagli antichi sapori. Da uve Mantonico in purezza.

Acroneo Vino dell’Archeologo: Il vino dell’Archeologo vinificato e affinato in anfora per sei mesi presenta colore rosso borgogna. I profumi ricordano l’odore del sottobosco con note di liquirizia. Al gusto si caratterizza per il sapore di mandorla amara , presenta una struttura armoniosa con un finale fresco e gradevole. Da uve Magliocco in purezza.

Vino di Raffaele: Il vino di Raffaele vinificato e affinato in barriques di rovere francese presenta un colore rosso rubino intenso. Caratterizzato da profumi di piccoli frutti a bacca nera su un tappeto di gradevoli note di fiori. Al gusto si caratterizza per il tratto armonioso e la piacevolezza. Da uve Magliocco in purezza.

Acroneo Elektron: Questo vino è fuori da ogni schema di categorizzazione moderna. La produzione del bianco Acroneo Elektron segue un antico procedimento che genera naturalmente riflessi ambrati. Tutta l’emozione di un remoto e mitologico passato in un calice di vino.

Da uve: Greco bianco 80%; Malvasia bianca 20%

 

CRETA Vino Rosso: Il vino Creta è un rosso strutturato con una buona acidità e freschezza. La struttura del vino è giovanile e accattivante ha un’ottima persistenza in bocca. Al naso presenta note di frutti rossi unito a un colore rubino. Da uve Aglianico-

 

La redazione di Consulentedelgusto.it ha degustato i seguenti vini:

Arkon Vino Rosso:

Acroneo Arkon, “Rosso Dominatore” è prodotto con uve Magliocco 100% nella località di San Demetrio Corone (CS)  un vigneto collocato a 350 mt slm. Sistema di allevamento Cordone speronato, vendemmiato nella prima decade di ottobre. Vol. 15,5%, nel vigneto viene praticata agricoltura biologica. Vinificazione: Macerazione in anfora di terracotta interrata; fermentazione in anfora di terracotta interrata. Affinamento: In anfora interrata, per sei mesi; successivo affinamento in bottiglia. Temperatura di servizio: 16 – 18 C.

Per quanto riguarda l’aspetto visivo nel bicchiere scende con vigore,  impenetrabile alla luce, colora le pareti interne del bicchiere con un manto violaceo. Di media consistenza. I riflessi violacei rimandano principalmente al varietale ma anche ad una sua evoluzione non portata a termine del tutto.

Al naso è particolare: intrigante e fine, la sua intensità non eccessiva gli conferisce eleganza e  possiede una grande finezza olfattiva, ampia, e vira dal floreale al fruttato, fiore di ginestra e rosa rossa, sicuramente appassita ma non del tutto, e presenta ancora una certa freschezza che lo porterà sicuramente verso un’evoluzione ancora più intrigante. I frutti sono neri, si ripresentano le ricche note balsamiche di macchia mediterranea con accenni alla liquirizia. Il naso è fine dolce ed elegante. Una alternanza che si gioca tra frutti rossi e neri, tra confettura a tratti sotto spirito e a tratti no. Note che ritornano e si mescolano come in un caleidoscopio di colori e sapori dove prevale sempre la dolcezza, con note di cipria, talco, rosa rossa, a ciò si aggiungono sentori vegetali molto intriganti che richiamano al gelso nero, dunque un naso di grandissima finezza e pregio.

In bocca è ancora molto preciso, spostato sull’acidità, presenta una ricca trama tannica, ma ciò che colpisce è la coerenza con l’aspetto olfattivo. Ritorna sempre questa nota glicerica di pseudo dolcezza, l’alcolicità c’è, ma non si avverte così eccessiva, e tutto ciò è sinonimo di grande.

Abbinamento: Preparazioni con tendenza dolce, preparazione leggermente speziate carne e intingoli delicati. Ideale con l’Agnello in umido al forno con patate.

Punteggio: 92.

CRETA Vino Rosso: Aglianico. 13,5 Vol. Alla vista si presenta limpido,  con un colore rosso rubino intenso con leggere note violacee. Al naso è intenso e di ottima complessità spicca un ottimo corredo balsamico di eucalipto e di erbe medicinali, seguito da note fruttate di amarena croccante. Fragrante. In bocca è diretto, secco e caldo, con una trama tannica abbastanza pronunciata, abbastanza sapido. E’ molto intenso, di lunga persistenza e di ottima qualità. Pervade la beva con un ottimo bouquet di fiori rossi, per poi virare sul fruttato, frutta rossa, amarena croccante. Equilibrato anche se spostato leggermente sulle durezze visto che necessitava ancora di riposare in bottiglia, di buon corpo. Da uve Aglianico. Macerazione in anfora di terracotta interrata; fermentazione in anfora di terracotta interrata.

Punteggio 90

 

Per Informazioni e ordini:

Via Serricella, 28
87041, Acri (CS)
3291646040
3453999801
bafarofrancescogabriele@gmail.com
www.acroneo.it

L’Autore





La Slovenia attacca l’aceto balsamico: i consorzi e le istituzioni reagiscono con decisione

La Slovenia, attraverso una norma tecnica nazionale, cerca di aggirare il sistema di tutela delle DOP e IGP 

 

L’Aceto Balsamico di Modena è di nuovo sotto attacco e con esso il sistema delle DOP e delle IGP italiane.
Il Governo sloveno ha notificato alla Commissione Europea una norma tecnica nazionale in materia di produzione e commercializzazione degli Aceti che, oltre a porsi in netto contrasto con gli standard comunitari e con il principio di armonizzazione del diritto europeo, cerca di trasformare la denominazione “aceto balsamico” in uno standard di prodotto.
Operazione illegittima ed in contrasto con i regolamenti comunitari che tutelano DOP e IGP e disciplinano il sistema di etichettatura e informazione del consumatore. 
 
Secondo la nuova norma slovena, in fase di valutazione presso la Commissione Europea, qualsiasi miscela di aceto di vino con mosto concentrato si potrà chiamare, e vendere, come ‘aceto balsamico’, afferma il Direttore del Consorzio Aceto Balsamico di Modena Federico Desimoni, con grande offesa della tradizione e degli sforzi fatti dai produttori delle eccellenze modenesi che insieme all’attività di divulgazione dei Consorzi lo hanno reso famoso nel mondo”.

Siamo dunque di fronte ad un attacco diretto al sistema agroalimentare di qualità europeo, al diritto dei consumatori ad un’informazione corretta e trasparente e degli operatori commerciali ad una concorrenza leale. Ma lo stratagemma di raggiro delle disposizioni comunitarie è stato individuato dal Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena e dal Consorzio di Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e dal mondo istituzionale.
 
“Ci troviamo – commenta il Presidente del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP Mariangela Grosoli – nuovamente di fronte ad una situazione che rischia di danneggiare non solo il comparto dell’Aceto Balsamico di Modena ma tutto il sistema delle DOP e delle IGP italiane. Sarà fondamentale, anche stavolta, fare leva sulla collaborazione delle Istituzioni: il Ministero Politiche Agricole, ed in particolare la Direzione Qualità, che ringrazio per il prezioso sostegno nella tutela del nostro settore, già direttamente coinvolta e al lavoro sul dossier”.
 
Grande sostegno è arrivato dall’associazione di riferimento dei Consorzi di Tutela, OriGIn Italia, che si è immediatamente attivata chiedendo al Governo di opporsi formalmente a livello comunitario alla proposta slovena. Ma il tempo non è molto perché l’atto di opposizione dovrà essere notificato in Commissione entro il 3 marzo prossimo e la preoccupazione dei Consorzi cresce con il passare dei giorni “Chiediamo al Governo che formalizzi al più presto l’atto di opposizione – afferma il Presidente del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Enrico Corsini – e con l’occasione rivolgiamo a nome dei due Consorzi i più sentiti auguri di buon lavoro al nuovo titolare del Dicastero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali”.
 
Alla voce dei Consorzi si affianca quella della politica a difesa del mondo delle DOP e IGP e in particolare dell’Aceto Balsamico di Modena: “La problematica evidenziata dal Consorzio è grave ed urgente e rappresenta una priorità per la tutela del sistema Paese ed in particolare di un asset fondamentale del sistema economico nazionale – afferma con decisione l’Onorevole Benedetta FioriniSegretario della Commissione Attività Produttive – e proprio per questo chiediamo al Governo di assicurare un intervento formale puntale e tempestivo che garantisca una tutela efficace. La salvaguardia delle produzioni tipiche italiane, vere eccellenze nel mondo come l’aceto balsamico di Modena, deve essere una assoluta priorità. Inoltre, è necessario rafforzare concretamente l’azione di tutte le strutture della filiera per garantire sostegno, tutela e promozione. Tutelare la qualità significa garantire identità”.
 

Il supporto e la richiesta di un’azione decisa e tempestiva del Governo arriva anche dalla Regione Emilia-Romagna “Le due DOP dell’Aceto Balsamico tradizionale, di Modena e di Reggio Emilia, e l’IGP Aceto Balsamico di Modena rappresentano un solidissimo legame con il territorio emiliano e una risorsa preziosa per l’economia regionale – sottolinea l’Assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi – bene ha fatto il Consorzio a esercitare da subito la sua funzione di tutela e intervenire di conseguenza. Ho personalmente scritto al Ministro per segnalare l’accaduto, auspicando un intervento del Governo. Dobbiamo difendere sempre i nostri prodotti agroalimentari di qualità e i dispositivi che li regolano dai potenziali tentativi di imitazione che ne perturbano il mercato e ne mettono in discussione l’unicità”.

La questione è arrivata sul tavolo del neo Ministro delle Politiche Agricole, Senatore Stefano Patuanelli e proprio in queste ultime ore, la Direzione Qualità del Mipaaf sta predisponendo la documentazione tecnica necessaria per completare il dossier che dovrà essere notificato alla Commissione. 




Cà del Magro di Monte del Frà: il bianco d’Italia che piace nel mondo

 Wine Spectator assegna 91 punti al Custoza dell’azienda di Sommacampagna, che si aggiudica anche il plauso di James Suckling e di Tom Hyland di Forbes

Wine Spectator attribuisce 91 punti al Cà del Magro Custoza Superiore Doc 2018 dell’azienda Monte del Frà di Sommacampagna (Verona), il più alto punteggio mai assegnato a un Custoza dalla rivista statunitense. Tale risultato va ad aggiungersi ai numerosi altri riconoscimenti internazionali ottenuti dal Cà del Magro, che si afferma così come uno tra i bianchi italiani più votati e apprezzati dalla stampa estera degli ultimi anni. James Suckling quest’anno gli ha riconosciuto 92 punti, Tom Hyland, autorevole corrispondente enoico di Forbes, gli ha assegnato addirittura 97 punti, definendolo come uno tra i migliori bianchi dell’anno.
Il Cà del Magro ha ricevuto negli anni premi e riconoscimenti anche in Italia, dove non solo gli sono stati assegnati i Tre Bicchieri del Gambero Rosso per ben undici anni consecutivi, ma ha ottenuto alti punteggi su molte delle guide italiane tra cui Vini Buoni d’Italia, I Vini di Veronelli, Vitae – AIS e 95 punti sulla Guida Essenziale 2021 di DoctorWine e su Wines Critic.
Con una produzione annua di 80 mila bottiglie, il Cà del Magro emerge come il vino più rappresentativo dell’azienda Monte del Frà, emblema della storia e del territorio da cui nasce: un vigneto di oltre trent’anni coltivato su una collina nel cuore del Custoza, a sud-est del Lago di Garda. I vitigni che lo costituiscono sono Garganega, Trebbianello, Bianca Fernanda e lncrocio Manzoni. Dal colore giallo paglierino intenso, con leggeri riflessi dorati, al naso rivela profumi di frutta tropicale, fiori bianchi e note di zafferano. Al palato si presenta armonicamente complesso con un finale asciutto e sapido.
Un vino che rivela al meglio le proprie potenzialità con l’affinamento in bottiglia e che si pone controcorrente tra i Custoza di pronta beva. È proprio per questa sua diversità che il Cà del Magro è molto apprezzato anche dai mercati esteri: nel 2020, nonostante l’emergenza sanitaria in atto, la cantina ha intrecciato nuove relazioni commerciali in Albania, Azerbajgian, Filippine e Kosovo e complessivamente esporta in oltre 60 Paesi al mondo.
“Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti dal nostro Cà del Magro, che si riconferma tra i vini bianchi più celebrati – commenta Marica Bonomo, responsabile commerciale estero di Monte del Frà – Cà del Magro, un vino che si caratterizza per mineralità e longevità, racchiude ed esprime al meglio questa denominazione, un concentrato del nostro amato territorio, il Custoza, che sta facendo innamorare il mondo”.

 




8 marzo: Monte Zovo e progetto quid a sostegno delle donne

Una speciale wine bag in edizione limitata per il rosato Phasianus, creata con eccedenze di produzione tessile da persone in condizioni di fragilità. Il ricavato sarà devoluto al centro antiviolenza P.e.t.r.a.

In occasione della festa della donna Monte Zovo, l’azienda vinicola della famiglia Cottini a Caprino Veronese, realizza con l’associazione Progetto Quid una speciale wine bag per il Phasianus Corvina Verona Rosato IGT.
L’iniziativa è espressione concreta della filosofia di sostenibilità a tutto tondo di Monte Zovo, che si traduce in impegno a favore dell’ambiente in vigna e in cantina, ma anche in attività di responsabilità sociale con ricadute positive sul territorio, sull’economia e sulle persone.
Risponde a quest’orientamento la scelta di collaborare con Progetto Quid, impresa sociale con sede a Verona, che offre opportunità di crescita lavorativa a persone in condizioni di difficoltà, con una particolare attenzione alle donne in situazioni di svantaggio. Attraverso questo progetto l’associazione crea capi di abbigliamento e accessori moda di ottima qualità.
Monte Zovo ha acquistato da Progetto Quid 300 wine bag personalizzate, realizzate con eccedenze di produzione delle grandi aziende tessili italiane, promuovendo così un’economia circolare che limita lo spreco di pregiate materie prime. La wine bag in twill di cotone madras, nel suo disegno a scacchi color vinaccia, richiama l’etichetta di Phasianus. L’inserto collocato al centro della shopper, in omaggio con l’acquisto del vino, porta la firma di Diego Cottini, titolare dell’azienda agricola Monte Zovo.
“Credo che un tessuto sociale sano debba saper accogliere e integrare anche le persone che vivono momenti o situazioni di fragilità” sostiene Annalberta Cottini, “e noi come Monte Zovo cerchiamo di dare il nostro massimo supporto a realtà come Progetto Quid, che operano in questo senso e danno valore al ruolo chiave della donna, a cui viene dedicata la festa dell’8 marzo”.
La limited edition di Phasianus per la festa della donna sarà in vendita nello shop online di Monte Zovo al costo di 15,50 euro dal 1° al 31 marzo. Il ricavato delle vendite sarà devoluto a P.e.t.r.a., centro antiviolenza del Comune di Verona, che offre gratuitamente i propri servizi – sostegno psicologico e sociale, consulenza legale, accoglienza presso strutture convenzionate e gruppi di auto mutuo aiuto – a donne, ma anche uomini, vittime di violenza.




Il nuovo corso di Monte delle Vigne: Lo sguarda rivolto lontano, i piedi ben piantati nella terra

 

Rinnovato il Consiglio di Amministrazione dell’azienda della famiglia Pizzarotti. Obiettivo: rimettere al centro il territorio per raccontarlo al meglio

Novità all’orizzonte per  azienda agricola nel cuore della DOC Colli di Parma, che inizia il 2021 con un nuovo Consiglio di Amministrazioneproiettata verso nuovi mercati internazionali, senza però dimenticare il territorio da cui nascono i suoi vini. Un legame profondo quello tra la famiglia Pizzarotti e Monte delle Vigne: Pietro Pizzarotti, padre di Paolo, acquistò nel lontano 1963 un podere di 100 ettari sulle splendide colline di Ozzano Taro, con il sogno di riportare alla viticoltura queste terre che nei secoli passati tanti successi avevano ottenuto. Oggi fanno parte del rinnovato Consiglio di Amministrazione, oltre al Presidente Paolo Pizzarotti e al figlio Michele, l’Amministratore Delegato Lorenzo Numanti e Andrea Bonini, sovraintendente alla produzione in campagna e in cantina.
Nel 2020 l’azienda è riuscita a tenere bene nonostante l’emergenza in corso: per il 2021 ha in programma un piano di rilancio dell’export, con la volontà di aumentarne sensibilmente la quota attualmente attestata al 15%. Per l’ingresso in nuovi mercati si avvale ora della consulenza di A.C. Marketing&Trade, società specializzata nell’intermediazione commerciale internazionale e nello sviluppo dei marchi del settore vitivinicolo. L’obiettivo è quello di potenziare l’attuale distribuzione in alcuni mercati strategici quali Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Nord Europa. Inoltre, per accrescere ulteriormente la qualità dei vini, dal 2018 Monte delle Vigne si avvale della collaborazione dell’enologo e consulente per la produzione vinicola Luca D’Attoma, uno tra i primi in Italia a praticare la viticoltura biologica, riconosciuto tra i massimi esperti in materia e particolarmente apprezzato per il suo approccio rigoroso e innovatore.
“Guardiamo all’estero ma abbiamo a cuore il luogo dove nasce la nostra storia. Una storia di amore per la natura e per l’ambiente che circonda Monte delle Vigne. In futuro vorremmo sempre di più far conoscere caratteristiche e bellezze di questi luoghi attraverso la qualità dei nostri vini – dichiara Paolo Pizzarotti – Il sogno di mio padre era di riportare queste terre alla viticoltura, questo sogno è diventato realtà”.
In cantiere anche il restyling della comunicazione aziendale, che comprende etichette e sito, per elevare ulteriormente l’immagine dell’azienda, da sempre riconosciuta come elegante e raffinata ma anche vicina ai wine lovers.




Labrenta sbarca in America

L’azienda veneta “ritorna” negli Stati Uniti, punto strategico per lo sviluppo del business e dove Francesco Tagliapietra, nonno dei titolari dell’azienda, costruì il suo successo

Dopo il Messico, gli Stati Uniti: Labrenta, azienda di Breganze (Vicenza) specializzata in chiusure per spirits, prosegue il disegno di internazionalizzazione e inaugura una nuova sede a Jersey City, nello Stato del New Jersey. A nemmeno un anno di distanza dall’apertura della sede messicana di Guadalajara, dove la produzione prevista di tappi per il 2021 è già raddoppiata rispetto al 2020, sventola quindi una terza bandiera Labrenta sul continente americano, dove dal 2005 è attivo anche lo stabilimento aperto a Monte Belo do Sul, in Brasile.
La cittadina di Jersey City è stata scelta da Labrenta grazie alla sua posizione strategica per lo sviluppo del business, vista la vicinanza con New York, capitale internazionale del design, e ai più importanti Stati produttori di whiskey come Tennessee, Wisconsin, Kentucky e North Carolina. Gli Stati Uniti, inoltre, sono diventati uno dei maggiori mercati al mondo per gli spirits: secondo i dati della rivista The Spirits Business, nel 2019 è cresciuto il consumo in volume con un aumento del 2,5%, trainato da mezcal e whiskey giapponese, irlandese e statunitense.
La scelta su Jersey City, però, non è stata dettata solo da ragioni economiche: dal New Jersey era rimasto stregato anche Francesco Tagliapietra, nonno dei titolari di Labrenta Gianni, Amerigo e Franca Tagliapietra, che qui era sbarcato nel 1915 assieme ad altri emigranti italiani e qui aveva iniziato a costruire la sua fortuna. Dopo aver combattuto sul fronte francese durante la Prima Guerra Mondiale, Tagliapietra torna negli USA, in Wisconsin, e fonda una piccola attività di distillazione dell’acquavite: nasce così il mito di “Frank l’Americano“, soprannome con cui viene chiamato da quel momento in avanti. I suoi liquori costituiscono un altro intreccio importante con Labrenta, attività avviata dal figlio Enzo Giordano la cui produzione di tappi e chiusure ha saputo evolversi negli anni e divenire punto di riferimento per le chiusure di tipo Premium e Super Premium.
“Per noi questo è un cerchio che si chiude, una sorta di ritorno alle radici della nostra famiglia – spiega Amerigo Tagliapietra, direttore vendite dell’azienda vicentina – Grazie alla presenza de Labrenta negli USA, inoltre, avremo la possibilità di sviluppare altri mercati e tessere nuove, stimolanti relazioni. Eravamo già presenti negli Stati Uniti, ma aprire una sede in loco rappresenta sicuramente un passo in più verso un’espansione ulteriore del nostro business”.
Attualmente la filiale statunitense di Labrenta, inaugurata alla fine del 2020, occupa due dipendenti, ma presto a questi si aggiungeranno altre figure professionali. Le sedi produttive, invece, rimarranno in Italia, in Messico e in Brasile.

Labrenta, fondata nel 1971 a Breganze (Vicenza), produce chiusure per il settore alimentare. Provide the right closure è il motto con cui si muove alla ricerca del tappo ideale per ciascuna esigenza, attraverso prodotti in grado di unire design e funzionalità. Tutta la produzione è svolta in Italia e viene controllata da un Validation Process che si svolge in sette fasi.
Sin dalla sua fondazione Labrenta ha destinato grande attenzione alla ricerca e allo sviluppo. L’obiettivo è di fornire a ogni cliente la propria chiusura dedicandogli un servizio tailor made. L’anima creativa e scientifica di Labrenta vive in D.Vision, la sezione interna in cui opera un team professionale giovane e altamente qualificato dedicato esclusivamente allo sviluppo di nuovi progetti: ascoltare i clienti, le loro esigenze e trasformare ogni loro intuizione in realtà. Idee che, grazie all’impiego di una stampante 3D, si materializzano in tempi brevissimi. Perché in Labrenta ogni cliente, con il suo prodotto, viene gestito con la consapevolezza della loro unicità. Perché un prodotto comunica il suo valore, a partire da ciò che lo contiene.




Il Monteverro 2017, nella top ten dei 100 migliori vini scelti da Gentleman 2021

Il Rosso di punta della cantina gioiello di Capalbio al quinto posto ex equo della super classifica realizzata dall’incrocio delle sei più autorevoli guide italiane

Un vero premier grand cru maremmano, ottenuto dai vitigni bordolesi classici – Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot – ma con l’inconfondibile carattere dell’autentica maremma. Qui affonda le sue radici il Monteverro 2017, un rosso ambizioso che prende vita da vigneti dolcemente adagiati su quella nota ai più come la Costa d’Argento. Le uve provengono esclusivamente dagli appezzamenti migliori delle nostre colline, sul versante che digrada dolcemente verso il mare, il vino affina circa 24 mesi in barrique dei migliori tonnelier e quindi due anni in bottiglia. Sfoggia un’intensità e una complessità incomparabili e al contempo denota una freschezza e un’eleganza di rara nobiltà, potenza e corpo ma tannini setosi e integrati con un lungo finale.

Sarà stato proprio questo suo carattere deciso, ma raffinato ad aver conquistato le più importati guide dedicate al mondo del vino. La super classifica elaborata dalla rivista Gentleman, infatti, è stata ottenuta incrociando i rating delle edizioni 2021 di queste guide (Bibenda, Guida Essenziale ai Vini d’Italia di Daniele Cernilli, Vini d’Italia del Gambero Rosso, Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier, I Vini di Veronelli e l’Annuario dei migliori vini italiani di Luca Maroni).

Un quinto posto (condiviso ex equo con l’Aglianico del Vulture Superiore La Firma 2015) prestigioso che proietta il Monteverro 2017 tra il Gotha dei rossi più apprezzati dai wine criticitaliani e che conferma la Toscana terra vocata ai rossi con ben 31 piazzamenti su 100.

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Vinifera 2021: La prossima edizione sarà open air

Appuntamento il 29 e 30 maggio negli spazi esterni della Fiera di Trento mentre da fine aprile torna il Forum itinerante. Sulla piattaforma “produzionidalbasso” lanciato il crowdfunding per sostenere l’evento

Sabato 29 e domenica 30 maggio, alla Fiera di Trento, i vini artigianali dell’arco alpino tornano protagonisti della nuova edizione di Vinifera.
Dopo aver annullato l’appuntamento 2020 a causa dell’emergenza sanitaria in atto, l’associazione Centrifuga, organizzatrice dell’evento, riprogramma la manifestazione per l’ultimo week-end di maggio 2021 scegliendo una formula diversa rispetto alle precedenti. Vinifera, infatti, non si svolgerà come consuetudine il primo fine settimana di primavera dentro ai padiglioni della Fiera di Trento ma, ammiccando all’inizio di una nuova estate, si sposta a fine maggio all’esterno dell’area Fiera. Quella del 2021 sarà un’edizione open air che gli organizzatori desiderano fortemente realizzare per continuare il percorso iniziato nel 2018 con l’intento di far conoscere i vignaioli e gli artigiani del cibo provenienti dai territori dell’arco alpino.
“Abbiamo voglia e bisogno di incontrarci e confrontarci con i produttori, le loro storie e quelle delle loro tenaci produzioni, e di far sentire la presenza della terra – sottolinea Anna Benazzoli a nome del gruppo organizzatore – Vogliamo che Vinifera sia ancora una volta un luogo democratico, una mostra mercato amicale dove assaggiare idee genuine, incrociare sguardi autentici e affidarsi a cuori appassionati”.
A partire da fine aprile è previsto anche il Forum, una ricca proposta itinerante dentro e fuori i confini trentini, imbevuta di convivialità e di vari momenti di approfondimento culturale come rappresentazioni teatrali, proiezioni, degustazioni, conferenze tematiche, visite guidate nei vigneti e nelle cantine. “Vinifera 2020 si è arrestata proprio sul più bello quando, dopo averla imbottigliata, non rimaneva che stapparla – conclude Anna Benazzoli – Per realizzare l’iniziativa 2021 abbiamo deciso di chiedere un aiuto a chi vuole mostrare la propria vicinanza alla manifestazione. Per questo abbiamo avviato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma online “produzionidalbasso”. Chi ha piacere può sostenere il progetto sul sito www.produzionidalbasso.com/project/vinifera-the-show-must-go-on/ e ricevere in cambio il biglietto per accedere alla mostra-mercato, un set di calici serigrafati e molti altri premi, oltre al nostro più sentito grazie”.

Vinifera è un evento promosso da Associazione Centrifuga, un gruppo di giovani che hanno unito competenze, passioni ed esperienze per realizzare iniziative incentrate sul patrimonio materiale culturale rappresentato dalle produzioni agroalimentari e vitivinicole dei territori alpini.

Per maggiori informazioni www.viniferaforum.it e FB www.facebook.com/viniferaforum