Nasce Archeo-Enologica il futuro dell’enologia calabrese

Gabriele Francesco Bafaro, giovane archeologo calabrese, unisce la sua passione per i vini e la sua professione di archeologo e crea la cantina Archeo-Enologica. Il tutto rappresenta un originale progetto che gode del Patrocinio dell’Università della Basilicata.

 

Gabriele, con una Laurea Magistrale in archeologia conseguita nel 2011 presso l’università della Calabria, ha successivamente effettuato una specializzazione in archeologia classica a Matera presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici con tesi di specializzazione intitolata: “La viticultura nell’antica Brettia e il progetto archeo-vino Acroneo”.

Appassionato da sempre di vino, durante gli anni dell’università ha frequentato alcuni corsi di degustazione e ha iniziato a tracciare le linee essenziali di ciò che dovrebbe essere in prospettiva il suo percorso futuro.

Ha rifiutato l’invito ad andare all’estero per lavorare per conto di alcune compagnie che effettuano scavi archeologici e ha deciso di rimanere in Calabria ed invece di scavare per trovare reperti, vanga in vigna per piantare viti e interrare anfore.

In questo contesto è nato il progetto con il quale Gabriele si prefigge di applicare le sue competenze derivanti dal suo percorso professionale, alle antiche tecniche di produzione dei vini degli antichi greci sul territorio della Magna Grecia facendo macerare le uve e affinare i suoi vini in anfora.

Per questo progetto di ricerca e sviluppo gli venne conferito il patrocinio dell’Università della Basilicata e per riassumere il progetto basta osservare il logo dell’azienda che racchiude tutta la sua filosofia: una testa barbuta che raffigura il re Acroneo coronata da un diadema di vite.

Si tratta di un’immagine che si ispira alla dracma d’argento coniata a Naxos in Sicilia con i colori rosso e oro, come si usava a Pompei per omaggiare la tradizione vitivinicola della Magna Grecia assieme a quella romana.

Gabriele ha mosso i primi passi sul territorio per cercare antichi vitigni, seguito e rincuorato da mamma Katia.

D’altronde il vino in casa è sempre stato una questione di famiglia, in quanto il bisnonno materno possedeva una cantina e vendeva vino e vinificava le viti del territorio: Magliocco dolce, Guarnaccia e Greco nero.

Finalmente nel Comune di San Demetrio Corone in provincia di Cosenza, a circa 400 s.l.m ha ritrovato delle vigne vecchie di circa 60-80 anni nel quale ora vengono allevate le varietà autoctone: Magliocco, Greco bianco e Greco nero.

Con le uve di tali vigne ha effettuato le prime micro-vinificazioni, ha progettato e brevettato le anfore con un sistema di chiusura a sughero alquanto originale.

Ha inoltre iniziato la produzione delle prime bottiglie seguendo il regime biologico e biodinamico in attesa delle certificazioni. 

Tutto ciò è stato possibile anche dal fatto che la Calabria ha un ricchissimo patrimonio vitivinicolo, basato anche su quello degli antichi greci che fondarono alcune colonie che diventarono le più ricche del Mediterraneo grazie al commercio del vino, tra cui l’antica Sibari che era divenuta prospera grazie al commercio di questa preziosa bevanda.

Le sue navi raggiungevano tutti i porti conosciuti di allora, come testimoniano i frammenti delle anfore trovate negli scavi archeologici lungo le rotte marittime di tutto il Mediterraneo.

Successivamente arrivò un altro contributo alla biodiversità calabrese, durante l’impero romano, quando nelle ville rustiche sorte sull’attuale territorio calabrese, furono create dei vigneti con i vitigni migliori di tutto l’impero, che potevano soddisfare con i prodotti che ne derivavano, il gusto dei consumatori.

L’Età bizantina arricchì il patrimonio viticolo calabrese, in quanto da tutte le province dell’impero si stabilirono in Italia meridionale e quindi anche nella Calabria attuale, tanti coloni provenienti dalle province d’oriente, tra cui armeni ed egiziani, che portarono i loro contributi in varietà di viti nuove.

Basti pensare al Moscato d’Alessandria, d’Egitto naturalmente, portato dai profughi di quell’area dopo la conquista dell’Egitto da parte dell’Islam o alla Sultanina d’origine mediorientale.

Un contributo determinante alla rinascita della viticoltura in Calabria, dopo la caduta dell’impero romano e la guerra contro i Goti, lo ebbero i monaci basiliani che si rifugiarono nella Calabria attuale nell’VIII secolo d.C., in seguito alla persecuzione subita dal grande imperatore Leone Isaurico, l’Iconoclasta che aveva sconfitto gli arabi ad Akrainòs, ma che aveva scatenato una campagna contro l’uso delle icone o immagini.

Essi fondarono monasteri e romitori in aree isolate, pregando e praticando l’agricoltura, impiantando, boschi, uliveti, albero da frutto e viti che portarono dalle province bizantine d’oriente.

Essi furono alla base della civiltà bizantina in Calabria che decadde con la conquista normanna del 1060.

 

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Attualmente la Cantina Archeo-Enologica lavora sei tipologie di vini:

 

 Arkon Vino Rosso: Il vino Acroneo Arkon vinificato e affinato in anfora per sei mesi presenta un colore rosso rubino. I profumi sono molto complessi e caratterizzati da sentori di frutti a bacca nera su un fondo speziato. Al gusto è potente e armonioso, caratterizzato da tannini vellutati ed eleganti e da un finale lungo e persistente. Da uve Magliocco in purezza.

Akroneo Tempesta: Il vino Acroneo Tempesta vinificato e affinato in anfora per sei mesi presenta colore rosso rubino con riflessi granato. I profumi ricordano la ciliegia e i frutti a bacca rossa, accompagnati da accenni speziati e di radice di liquirizia. Al gusto si caratterizza per la corposità e il tratto deciso e pieno di carattere che contraddistingue questo vino dagli antichi sapori. Da uve Mantonico in purezza.

Acroneo Vino dell’Archeologo: Il vino dell’Archeologo vinificato e affinato in anfora per sei mesi presenta colore rosso borgogna. I profumi ricordano l’odore del sottobosco con note di liquirizia. Al gusto si caratterizza per il sapore di mandorla amara , presenta una struttura armoniosa con un finale fresco e gradevole. Da uve Magliocco in purezza.

Vino di Raffaele: Il vino di Raffaele vinificato e affinato in barriques di rovere francese presenta un colore rosso rubino intenso. Caratterizzato da profumi di piccoli frutti a bacca nera su un tappeto di gradevoli note di fiori. Al gusto si caratterizza per il tratto armonioso e la piacevolezza. Da uve Magliocco in purezza.

Acroneo Elektron: Questo vino è fuori da ogni schema di categorizzazione moderna. La produzione del bianco Acroneo Elektron segue un antico procedimento che genera naturalmente riflessi ambrati. Tutta l’emozione di un remoto e mitologico passato in un calice di vino.

Da uve: Greco bianco 80%; Malvasia bianca 20%

 

CRETA Vino Rosso: Il vino Creta è un rosso strutturato con una buona acidità e freschezza. La struttura del vino è giovanile e accattivante ha un’ottima persistenza in bocca. Al naso presenta note di frutti rossi unito a un colore rubino. Da uve Aglianico-

 

La redazione di Consulentedelgusto.it ha degustato i seguenti vini:

Arkon Vino Rosso:

Acroneo Arkon, “Rosso Dominatore” è prodotto con uve Magliocco 100% nella località di San Demetrio Corone (CS)  un vigneto collocato a 350 mt slm. Sistema di allevamento Cordone speronato, vendemmiato nella prima decade di ottobre. Vol. 15,5%, nel vigneto viene praticata agricoltura biologica. Vinificazione: Macerazione in anfora di terracotta interrata; fermentazione in anfora di terracotta interrata. Affinamento: In anfora interrata, per sei mesi; successivo affinamento in bottiglia. Temperatura di servizio: 16 – 18 C.

Per quanto riguarda l’aspetto visivo nel bicchiere scende con vigore,  impenetrabile alla luce, colora le pareti interne del bicchiere con un manto violaceo. Di media consistenza. I riflessi violacei rimandano principalmente al varietale ma anche ad una sua evoluzione non portata a termine del tutto.

Al naso è particolare: intrigante e fine, la sua intensità non eccessiva gli conferisce eleganza e  possiede una grande finezza olfattiva, ampia, e vira dal floreale al fruttato, fiore di ginestra e rosa rossa, sicuramente appassita ma non del tutto, e presenta ancora una certa freschezza che lo porterà sicuramente verso un’evoluzione ancora più intrigante. I frutti sono neri, si ripresentano le ricche note balsamiche di macchia mediterranea con accenni alla liquirizia. Il naso è fine dolce ed elegante. Una alternanza che si gioca tra frutti rossi e neri, tra confettura a tratti sotto spirito e a tratti no. Note che ritornano e si mescolano come in un caleidoscopio di colori e sapori dove prevale sempre la dolcezza, con note di cipria, talco, rosa rossa, a ciò si aggiungono sentori vegetali molto intriganti che richiamano al gelso nero, dunque un naso di grandissima finezza e pregio.

In bocca è ancora molto preciso, spostato sull’acidità, presenta una ricca trama tannica, ma ciò che colpisce è la coerenza con l’aspetto olfattivo. Ritorna sempre questa nota glicerica di pseudo dolcezza, l’alcolicità c’è, ma non si avverte così eccessiva, e tutto ciò è sinonimo di grande.

Abbinamento: Preparazioni con tendenza dolce, preparazione leggermente speziate carne e intingoli delicati. Ideale con l’Agnello in umido al forno con patate.

Punteggio: 92.

CRETA Vino Rosso: Aglianico. 13,5 Vol. Alla vista si presenta limpido,  con un colore rosso rubino intenso con leggere note violacee. Al naso è intenso e di ottima complessità spicca un ottimo corredo balsamico di eucalipto e di erbe medicinali, seguito da note fruttate di amarena croccante. Fragrante. In bocca è diretto, secco e caldo, con una trama tannica abbastanza pronunciata, abbastanza sapido. E’ molto intenso, di lunga persistenza e di ottima qualità. Pervade la beva con un ottimo bouquet di fiori rossi, per poi virare sul fruttato, frutta rossa, amarena croccante. Equilibrato anche se spostato leggermente sulle durezze visto che necessitava ancora di riposare in bottiglia, di buon corpo. Da uve Aglianico. Macerazione in anfora di terracotta interrata; fermentazione in anfora di terracotta interrata.

Punteggio 90

 

Per Informazioni e ordini:

Via Serricella, 28
87041, Acri (CS)
3291646040
3453999801
bafarofrancescogabriele@gmail.com
www.acroneo.it

L’Autore





Il nuovo corso di Monte delle Vigne: Lo sguarda rivolto lontano, i piedi ben piantati nella terra

 

Rinnovato il Consiglio di Amministrazione dell’azienda della famiglia Pizzarotti. Obiettivo: rimettere al centro il territorio per raccontarlo al meglio

Novità all’orizzonte per  azienda agricola nel cuore della DOC Colli di Parma, che inizia il 2021 con un nuovo Consiglio di Amministrazioneproiettata verso nuovi mercati internazionali, senza però dimenticare il territorio da cui nascono i suoi vini. Un legame profondo quello tra la famiglia Pizzarotti e Monte delle Vigne: Pietro Pizzarotti, padre di Paolo, acquistò nel lontano 1963 un podere di 100 ettari sulle splendide colline di Ozzano Taro, con il sogno di riportare alla viticoltura queste terre che nei secoli passati tanti successi avevano ottenuto. Oggi fanno parte del rinnovato Consiglio di Amministrazione, oltre al Presidente Paolo Pizzarotti e al figlio Michele, l’Amministratore Delegato Lorenzo Numanti e Andrea Bonini, sovraintendente alla produzione in campagna e in cantina.
Nel 2020 l’azienda è riuscita a tenere bene nonostante l’emergenza in corso: per il 2021 ha in programma un piano di rilancio dell’export, con la volontà di aumentarne sensibilmente la quota attualmente attestata al 15%. Per l’ingresso in nuovi mercati si avvale ora della consulenza di A.C. Marketing&Trade, società specializzata nell’intermediazione commerciale internazionale e nello sviluppo dei marchi del settore vitivinicolo. L’obiettivo è quello di potenziare l’attuale distribuzione in alcuni mercati strategici quali Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Nord Europa. Inoltre, per accrescere ulteriormente la qualità dei vini, dal 2018 Monte delle Vigne si avvale della collaborazione dell’enologo e consulente per la produzione vinicola Luca D’Attoma, uno tra i primi in Italia a praticare la viticoltura biologica, riconosciuto tra i massimi esperti in materia e particolarmente apprezzato per il suo approccio rigoroso e innovatore.
“Guardiamo all’estero ma abbiamo a cuore il luogo dove nasce la nostra storia. Una storia di amore per la natura e per l’ambiente che circonda Monte delle Vigne. In futuro vorremmo sempre di più far conoscere caratteristiche e bellezze di questi luoghi attraverso la qualità dei nostri vini – dichiara Paolo Pizzarotti – Il sogno di mio padre era di riportare queste terre alla viticoltura, questo sogno è diventato realtà”.
In cantiere anche il restyling della comunicazione aziendale, che comprende etichette e sito, per elevare ulteriormente l’immagine dell’azienda, da sempre riconosciuta come elegante e raffinata ma anche vicina ai wine lovers.




Labrenta sbarca in America

L’azienda veneta “ritorna” negli Stati Uniti, punto strategico per lo sviluppo del business e dove Francesco Tagliapietra, nonno dei titolari dell’azienda, costruì il suo successo

Dopo il Messico, gli Stati Uniti: Labrenta, azienda di Breganze (Vicenza) specializzata in chiusure per spirits, prosegue il disegno di internazionalizzazione e inaugura una nuova sede a Jersey City, nello Stato del New Jersey. A nemmeno un anno di distanza dall’apertura della sede messicana di Guadalajara, dove la produzione prevista di tappi per il 2021 è già raddoppiata rispetto al 2020, sventola quindi una terza bandiera Labrenta sul continente americano, dove dal 2005 è attivo anche lo stabilimento aperto a Monte Belo do Sul, in Brasile.
La cittadina di Jersey City è stata scelta da Labrenta grazie alla sua posizione strategica per lo sviluppo del business, vista la vicinanza con New York, capitale internazionale del design, e ai più importanti Stati produttori di whiskey come Tennessee, Wisconsin, Kentucky e North Carolina. Gli Stati Uniti, inoltre, sono diventati uno dei maggiori mercati al mondo per gli spirits: secondo i dati della rivista The Spirits Business, nel 2019 è cresciuto il consumo in volume con un aumento del 2,5%, trainato da mezcal e whiskey giapponese, irlandese e statunitense.
La scelta su Jersey City, però, non è stata dettata solo da ragioni economiche: dal New Jersey era rimasto stregato anche Francesco Tagliapietra, nonno dei titolari di Labrenta Gianni, Amerigo e Franca Tagliapietra, che qui era sbarcato nel 1915 assieme ad altri emigranti italiani e qui aveva iniziato a costruire la sua fortuna. Dopo aver combattuto sul fronte francese durante la Prima Guerra Mondiale, Tagliapietra torna negli USA, in Wisconsin, e fonda una piccola attività di distillazione dell’acquavite: nasce così il mito di “Frank l’Americano“, soprannome con cui viene chiamato da quel momento in avanti. I suoi liquori costituiscono un altro intreccio importante con Labrenta, attività avviata dal figlio Enzo Giordano la cui produzione di tappi e chiusure ha saputo evolversi negli anni e divenire punto di riferimento per le chiusure di tipo Premium e Super Premium.
“Per noi questo è un cerchio che si chiude, una sorta di ritorno alle radici della nostra famiglia – spiega Amerigo Tagliapietra, direttore vendite dell’azienda vicentina – Grazie alla presenza de Labrenta negli USA, inoltre, avremo la possibilità di sviluppare altri mercati e tessere nuove, stimolanti relazioni. Eravamo già presenti negli Stati Uniti, ma aprire una sede in loco rappresenta sicuramente un passo in più verso un’espansione ulteriore del nostro business”.
Attualmente la filiale statunitense di Labrenta, inaugurata alla fine del 2020, occupa due dipendenti, ma presto a questi si aggiungeranno altre figure professionali. Le sedi produttive, invece, rimarranno in Italia, in Messico e in Brasile.

Labrenta, fondata nel 1971 a Breganze (Vicenza), produce chiusure per il settore alimentare. Provide the right closure è il motto con cui si muove alla ricerca del tappo ideale per ciascuna esigenza, attraverso prodotti in grado di unire design e funzionalità. Tutta la produzione è svolta in Italia e viene controllata da un Validation Process che si svolge in sette fasi.
Sin dalla sua fondazione Labrenta ha destinato grande attenzione alla ricerca e allo sviluppo. L’obiettivo è di fornire a ogni cliente la propria chiusura dedicandogli un servizio tailor made. L’anima creativa e scientifica di Labrenta vive in D.Vision, la sezione interna in cui opera un team professionale giovane e altamente qualificato dedicato esclusivamente allo sviluppo di nuovi progetti: ascoltare i clienti, le loro esigenze e trasformare ogni loro intuizione in realtà. Idee che, grazie all’impiego di una stampante 3D, si materializzano in tempi brevissimi. Perché in Labrenta ogni cliente, con il suo prodotto, viene gestito con la consapevolezza della loro unicità. Perché un prodotto comunica il suo valore, a partire da ciò che lo contiene.




Il Monteverro 2017, nella top ten dei 100 migliori vini scelti da Gentleman 2021

Il Rosso di punta della cantina gioiello di Capalbio al quinto posto ex equo della super classifica realizzata dall’incrocio delle sei più autorevoli guide italiane

Un vero premier grand cru maremmano, ottenuto dai vitigni bordolesi classici – Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot – ma con l’inconfondibile carattere dell’autentica maremma. Qui affonda le sue radici il Monteverro 2017, un rosso ambizioso che prende vita da vigneti dolcemente adagiati su quella nota ai più come la Costa d’Argento. Le uve provengono esclusivamente dagli appezzamenti migliori delle nostre colline, sul versante che digrada dolcemente verso il mare, il vino affina circa 24 mesi in barrique dei migliori tonnelier e quindi due anni in bottiglia. Sfoggia un’intensità e una complessità incomparabili e al contempo denota una freschezza e un’eleganza di rara nobiltà, potenza e corpo ma tannini setosi e integrati con un lungo finale.

Sarà stato proprio questo suo carattere deciso, ma raffinato ad aver conquistato le più importati guide dedicate al mondo del vino. La super classifica elaborata dalla rivista Gentleman, infatti, è stata ottenuta incrociando i rating delle edizioni 2021 di queste guide (Bibenda, Guida Essenziale ai Vini d’Italia di Daniele Cernilli, Vini d’Italia del Gambero Rosso, Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier, I Vini di Veronelli e l’Annuario dei migliori vini italiani di Luca Maroni).

Un quinto posto (condiviso ex equo con l’Aglianico del Vulture Superiore La Firma 2015) prestigioso che proietta il Monteverro 2017 tra il Gotha dei rossi più apprezzati dai wine criticitaliani e che conferma la Toscana terra vocata ai rossi con ben 31 piazzamenti su 100.

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Bulichella: Per San Valentino abbinamenti cioccolato – vino e weekend romantici in agriturismo

Dai cioccolatini di Guido Gobino in assaggio con i vini dell’azienda ai soggiorni di coppia nell’agriturismo di Suvereto, le proposte della famiglia Miyakawa per ogni coppia di innamorati

Assecondando l’idea che San Valentino sia un momento di festa per i sensi, Bulichella e il maestro cioccolatiere torinese Guido Gobino danno vita ad una nuova collaborazione per il 14 febbraio, una selezione dei cioccolatini più significativi del maestro da abbinare ai vini dell’azienda. Con un invito ad esplorare il piacere della combinazione del cioccolato con il vino, gli innamorati più golosi potranno degustare il Tourinot classico, giandujotto con la nocciola tonda gentile delle Langhe, e il Cremino al sale, cioccolatino al gianduja, arricchito con sale marino integrale e olio d’oliva extravergine taggiasco, e due speciali cuori di cioccolato. La selezione verrà proposta, su richiesta, in abbinamento a tutti i vini Bulichella, in particolare con il Syrah in purezza Hide 2015, al costo di 60 euro.
Per gli amanti dei viaggi Bulichella propone una fuga romantica alla scoperta delle bellezze di Suvereto e della Val di Cornia, con base di partenza nell’agriturismo della famiglia Miyakawa, proprietaria dell’azienda agricola. Speciali pacchetti di soggiorni di coppia, da due o tre notti, permetteranno di esplorare ogni angolo del borgo medievale suveretano e le attrazioni circostanti. Oltre al soggiorno in agriturismo con vista sui vigneti, sono inclusi nel pacchetto visita della tenuta e wine tasting, percorsi enogastronomici nei ristoranti della zona, e accesso ai centri termali e ai percorsi di trekking della zona.
Per gli innamorati, infine, che preferiscono trascorrere il giorno di San Valentino nel calore e nell’intimità di casa, Bulichella mette a disposizione il proprio e-commerce per regali speciali. Per acquisti uguali o superiori a 150 euro l’azienda offre un voucher valido per due persone, dalla durata di dodici mesi, per una visita della tenuta e una degustazione dei suoi vini e del suo olio.




SAN VALENTINO A MONTEVERRO: UN ESCLUSIVO PRANZO IN CANTINA

La cantina gioiello di Capalbio apre le porte a una ristretta selezione di coppie, per onorare la festa degli innamorati con i capolavori culinari di Gianpiero Cesarini, executive Chef di Podere Maremma

E per chi ama i tête-à-tête casalinghi, perfetta una bottiglia di Tinata, un rosso sensuale e vellutato, che affascina e conquista al primo sorso!

 

Una storia lunga secoli, quella di San Valentino: affonda le radici nella tradizione prima pagana e poi cristiana. Nella sua interpretazione moderna prende vita nei primi secoli del secondo millennio e, già da allora, è sinonimo d’amore, emozione, sentimento.  Appare nell’Amleto di Shakespeare quando Ofelia recita “Sarà domani San Valentino, ci leveremo di buon mattino, alla finestra tua busserò, la Valentina tua diventerò”. E da lì un crescendo fatto di rime cuore e amore, fino ai giorni nostri, quando il 14 febbraio gli innamorati di (quasi) tutto il mondo si ritrovano per giurarsi amore eterno (o almeno finché dura). L’idea è quella di festeggiare in una bella atmosfera romantica, con un buon calice di vino!

La suggestiva cantina di Capalbio, dolcemente adagiata su quella nota ai più come la Costa d’Argento, ha quindi deciso di ospitare alcune coppie per un pranzo unico, in un contesto d’eccellenza. Un menù a sorpresa ideato e realizzato da Gianpiero Cesarini, executive Chef del ristorante ‘Il Leccino’ dell’Agriresort Podere Maremma di Albinia di Orbetello (Gr), che propone una cucina tradizionale toscana, esaltata dall’utilizzo di materie prime super selezionate, con olio, frutta ed ortaggi prodotti dall’azienda agricola di proprietà. Amore per la terra, passione per le cose buone e prodotti di altissima qualità, questo il mix vincente per conquistare la dolce metà con le prelibatezze proposte. Dopo una visita alla cantina, sarà possibile assistere alla preparazione dei piatti – 4 portate – che Giampiero ha ideato, costruendole attorno ai vini Monteverro. Lo Chef è poi a disposizione degli ospiti, per spiegare gli abbinamenti, in uno scambio continuo tavola- cucina.

Il pranzo è riservato a pochissime coppie (prenotazione obbligatoria fino a due giorni prima del 14) che potranno godere di una location d’eccellenza, una sala degustazione con vista sulla barricaia, vigne a perdita d’occhio che seguono le linee sinuose delle colline dell’autentica maremma del sud, quasi al confine con il Lazio. E – ovviamente – nel calice in abbinamento i vini della cantina, sei etichette, 4 rossi e due bianchi, eleganti raffinati, resi unici dalla terra in cui crescono le vite, che regala loro carattere e unicità: dall’autoctono Vermentino al verace Verruzzo, dal raffinato Chardonnay al sensuale Tinata, fino al top di gamma, il Monteverro, un vero premier grand cru maremmano, ottenuto dai vitigni bordolesi classici Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot, ma con l’inconfondibile carattere della costa toscana. Senza dimenticare il suo il fratello minore, il Terra di Monteverro, stessi vitigni, ma parcelle diverse per un vino giovane ed estremamente godibile.

E se la Toscana è troppo lontana da raggiungere, si può optare per un brindisi casalingo. In questo caso perfetto per l’occasione è il Tinata, assemblaggio di Syrah e Grenache. Prodotto da una piccolissima parcella adiacente alla macchia mediterranea, al cui centro si erge una quercia centenaria, il Tinata è un vino sensuale e voluttuoso, nato per sedurre, grazie alla sua complessità, all’eleganza della struttura e alla varietà di aromi affascinanti e di grande profondità. Un vino affascinante anche nella forma della bottiglia, con il suo elegante collo allungato e la sua capsula rossa, le linee morbide tipiche della borgognotta. Nato come omaggio alla madre del proprietario – Cristina detta Tina, da cui prende il nome – con il suo colore rosso rubino, intenso come la passione è il giusto accompagnamento per la serata degli innamorati!

 

Per il pranzo è obbligatoria la prenotazione, fino a 2 giorni prima (12.02)

Per prenotazione, costi e maggiori informazioni scrivere a: info@monteverro.com

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SAN VALENTINO UN BRINDISI PER FESTEGGIARE

Gioielli, fiori, profumi e cioccolatini occupano le prime posizioni in un’ipotetica classifica dei regali più gettonati – soprattutto per chi ama andare sul classico. Ma non c’è niente di meglio – per conquistare qualcuno – che una bella atmosfera romantica, una cena a lume di candela. E un bel calice di vino! Ecco alcuni suggerimenti per non sbagliare la scelta dell’etichetta.




VINO (IMT): VERDICCHIO D’ORO NELL’ANNO PIU’ NERO EXPLOIT DELL’IMBOTTIGLIATO NEL 2020: +36,9% IL CASTELLI DI JESI, +14,8% IL MATELICA

(Jesi – AN, 26 gennaio 2021). Nell’anno più nero, volano i bianchi simbolo dei vini marchigiani. Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica chiudono infatti il 2020 con un incremento esponenziale dell’imbottigliato, segnalato da Valoritalia rispettivamente a +36,9% e +14,8%. Un risultato senza precedenti nella storia recente dei 2 prodotti simbolo di una regione sempre più a trazione bianchista, che hanno contribuito a trainare in luce verde (+5%) il dato complessivo sull’imbottigliato di Dop e Igp marchigiane nel difficile contesto socioeconomico dello scorso anno.

“Il Verdicchio – ha detto il direttore dell’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt), Alberto Mazzoni – raccoglie ciò che ha seminato negli ultimi 10 anni: produzioni coerenti con l’altissima qualità del terroir riconosciuta dai critici internazionali, ma anche decine di milioni di euro investiti dai produttori in vigna, cantina e in attività promozionali. E massima attenzione al ritorno sull’investimento, dove – ha misurato Nomisma Wine Monitor – per ogni euro investito in promozione all’estero se ne ricavano 8 in virtù delle vendite. Oggi grazie ai contrassegni di Stato, per le Doc Verdicchio sarà ancora più facile il percorso di crescita, a partire dalla tracciabilità e dalla lotta alla contraffazione per un vino sempre più famoso nel mondo”, ha aggiunto il direttore del maxi-consorzio marchigiano, che conta 652 aziende associate per 16 denominazioni di origine di cui 4 Docg.

Complessivamente, nel 2020 l’imbottigliato del Verdicchio Castelli di Jesi ha sfiorato i 190mila ettolitri tra Doc e Docg, 51mila in più rispetto al 2019. Bene anche l’imbottigliato del Matelica a 19mila ettolitri contro i 16.500 dell’anno precedente. Nell’insieme, rileva Imt, l’export ha tenuto per le 2 denominazioni grazie a un balzo della domanda nel primo quadrimestre 2020, mentre è cresciuto molto il mercato interno in particolare nella seconda parte dell’anno, grazie al riposizionamento delle aziende produttrici, private di un canale naturale come la ristorazione. Crescita della vendita diretta, di quella di prossimità, e-commerce e soprattutto riposizionamento sulla Gdo di alcuni brand di alta qualità sono le 4 mosse vincenti dei produttori, che hanno traghettato il Verdicchio fuori dal pericolo crisi.

Per il 2021, Imt ha messo in campo un programma di azioni promozionali da oltre 3 milioni di euro di investimenti e una campagna globale a forte impatto digital. In primo piano, le risorse Ue dell’Ocm vino per la promozione sui Paesi terzi e i Piani di sviluppo rurale per le azioni in ambito comunitario. Parole d’ordine: strategie di promozione multicanale capaci di oltrepassare le barriere e portare i vini marchigiani in Italia e nel mondo. “Stiamo accelerando molto sul digitale – ha concluso Mazzoni -, il Covid ce lo ha imposto e penso che ci obbligherà a farlo almeno per tutta la prima parte dell’anno. Il piano è definito e sarà presentato la prossima settimana con tutti i soggetti interessati”.




Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo overview 2020 nel canale GDO: Crescono i vini abruzzesi in Italia, reggono le vendite in Germania

Nel mercato domestico la DOC Montepulciano d’Abruzzo, tra i principali competitor, è quella che registra – in termini di valore – una crescita maggiore con un + 8% rispetto allo scorso anno. Bene anche i volumi di vendite con un +3,8%.

Il prezzo medio vede un +4% in entrambi i mercati: il percorso di crescita, sostenuto dal Consorzio, si conferma nella giusta direzione.

Ortona, Gennaio 2021_ Il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo inaugura il 2021 con un segnale positivo. Dall’Osservatorio Permanente a cura di Wine Monitor Nomisma, voluto dal Consorzio nel 2019 per adeguare al meglio le strategie d’azione sui vari mercati, emerge che i vini abruzzesi sono stati protagonisti assoluti nella grande distribuzione in questo particolare 2020. Il Montepulciano d’Abruzzo, in questa analisi delle vendite (valori e volumi nel canale GDO) e dei prezzi rispetto ai principali competitor, in Italia ne esce bene con un +8% delle vendite a valore rispetto al 2019, una crescita del prezzo medio superiore al 4% e un +3,8% nelle vendite a volumi. “La crescita in termini di volumi e quella rispetto ai valori, che è addirittura maggiore delle altre principali Denominazioni nostre competitor, sono un riscontro più che positivo in un’annata tutta in salita. Grazie alla penetrazione e all’appeal del Montepulciano d’Abruzzo nella grande distribuzione si è in parte compensato alla grave perdita provocata dalla chiusura per troppi mesi del canale Horeca”, spiega Valentino Di Campli, presidente del Consorzio. In Germania, principale mercato di esportazione dei vini abruzzesi, nonostante la diminuzione del consumo del vino italiano, la ricerca mette in luce per il Montepulciano d’Abruzzo una stabilità nella quota di mercato in termini di volumi e la crescita (+4%) del prezzo medio, anche su questo mercato, ribadendone le grandi potenzialità.

Dall’analisi dei dati del contrassegno di stato, introdotto a dicembre 2018 quale importante simbolo di garanzia per produttore e consumatore che accresce la credibilità dei prodotti oltre all’affidabilità di tutta la filiera, e messi in luce dallo stesso Osservatorio si evince che nel 2020 il Montepulciano d’Abruzzo chiude con un +1%, con circa 804.000 hl imbottigliati e si conferma Denominazione strategica. Nel primo trimestre di quest’anno i vini abruzzesi avevano registrato un +10% e, nonostante l’emergenza sanitaria e le ricadute economiche disastrose, grazie alla forza del Montepulciano d’Abruzzo si è arrivati a fine anno addirittura con un segno positivo.

Questi dati ci confermano che il Consorzio deve proseguire nella direzione intrapresa, continuando ad investire sulle attività di comunicazione, da una parte, e mettendo in campo iniziative volte alla gestione delle produzioni, dall’altra”, spiega Di Campli analizzando anche il discorso prezzi, “se il prezzo medio a scaffale è cresciuto, non è aumentata la redditività dei nostri agricoltori, occorre dunque intervenire per fare in modo che i viticoltori abruzzesi possano ottenere un maggiore ritorno dal proprio lavoro. E’ stato un anno  da dimenticare, sotto tanti punti di vista, e molte aziende di dimensioni medio piccole che lavorano solo con il canale Horeca stanno tutt’ora pagando un caro prezzo, per questo stiamo cercando di supportarle con iniziative che spingano anche su canali alternativi come l’ e-commerce e stiamo lavorando per mantenere alta l’ attenzione degli stakeholder nazionali e internazionali sui vini d’Abruzzo d’altro canto stiamo insistendo sul dialogo anche con le istituzioni a fronte di misure che sappiano davvero tutelare tutte le realtà che compongono il settore vitivinicolo regionale, essenziale per l’intero comparto economico”, sottolinea inevitabilmente il protrarsi della criticità, Di Campli, oltre a raccontare le evidenti buone performance dei vini abruzzesi nella GDO.

Abbiamo attivato quest’Osservatorio per analizzare al meglio i risultati raggiunti dai nostri vini sui mercati più strategici – in questo caso si parla di Italia e Germania – andando a mettere in luce le leve su cui insistere per migliorare il posizionamento degli stessi vini e, nel contempo, per accrescere la notorietà di tutto il territorio da cui derivano e di cui si possono fare portavoce in tutto il mondo”, spiega il presidente enfatizzando il grande potenziale di crescita dell’Abruzzo come regione estremamente vocata alla viticoltura e focalizzando l’attenzione sull’ottimo rendimento della Denominazione per eccellenza di questo territorio in un canale come la GDO dove la competizione è molto alta.

Il Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo* è un ente privato istituito con legge dello Stato nel 2003 con all’attivo attualmente oltre 200 Aziende e circa 6000 produttori di uve a Denominazione di origine. Grazie a tale rappresentatività, il Mipaaf ha delegato al Consorzio funzioni pubbliche di tutela e controllo delle principali denominazioni di origine controllata del territorio regionale. Trattandosi di un Consorzio regionale riesce a “comunicare” tutto l’Abruzzo, con un grande lavoro di squadra ha reso possibile il raggiungimento di tanti risultati dal punto di vista promozionale su tutti i mercati globali – attingendo per esempio a fondi comunitari -, e dal punto di vista strategico/istituzionale, rappresentando l’interlocutore “corale” per le istituzioni locali e non.

Da anni vi è una crescita continua registrata in particolare dalla Denominazione principale della regione: il Montepulciano d’Abruzzo, che riscuote sempre più successo da parte della critica e dei mercati, nazionali e internazionali. Anche in questo difficile 2020 si è continuato ad investire nella comunicazione e nella promozione – seppur a distanza – dell’enologia regionale; tante le attività promosse dal Consorzio, durante i difficili mesi di lockdown, a supporto per esempio del canale e-commerce in Italia oppure, su mercati esteri strategici come Nord Europa, USA e Cina ci si è attivati con degustazioni guidate, corsi di approfondimento e di formazione, partecipazione a quei pochi eventi andati in scena e dedicati al meglio del vino italiano.  L’obiettivo dell’organo consortile è sempre più quello di puntare sull’unicità del territorio, esaltandola e promuovendola su più fronti, per accrescere il valore percepito del vino che in Abruzzo si produce.

*Il Consorzio tutela i seguenti vini a Denominazione di Origine Controllata: Montepulciano d’Abruzzo Doc, Trebbiano d’Abruzzo Doc, Cerasuolo d’Abruzzo Doc, Abruzzo Doc, Villamagna Doc. Tutela inoltre anche i vini a Indicazione Geografica Tipica: Colline Pescaresi Igt,Colline Teatine Igt, Colline Frentane Igt, Colli del Sangro Igt, Del Vastese o Histonium Igt, Terre di Chieti Igt, Terre Aquilane o Terre deL’Aquila Igt.




GIANNITESSARI SMETTE DI DARE I NUMERI: NELLE NUOVE ETICHETTE IL CARATTERE DEL DURELLO

Cambia l’etichetta dei tre Metodo Classico dell’azienda di Roncà: il vignaiolo veronese punta sulla denominazione

Giannitessari rinnova il naming della sua produzione di Lessini Durello Metodo Classico. Lessini Durello Brut, Lessini Durello Riserva Extra Brut, Lessini Durello Riserva Dosaggio Zero sostituiscono le tre etichette 36 Mesi, 60 Mesi e 120 Mesi. La linea di Metodo Classico da uva durella in purezza dei Monti Lessini, finora contraddistinta dal tempo di affinamento sui lieviti, ora riporta l’attenzione sulla denominazione, il dosaggio zuccherino e l’annata.
“Dal 2013 il Lessini Durello è una delle colonne portanti della nostra produzione – spiega Gianni Tessari, titolare dell’azienda di Roncà (Verona) – In questa fase iniziale, tra i primi della denominazione, abbiamo utilizzato i numeri in etichetta con riferimento ai mesi di affinamento sui lieviti, scegliendo di comunicare le straordinarie potenzialità del Durello Metodo Classico attraverso la sua capacità di sfidare il tempo, che permette ad aromi e sapori di perfezionare il proprio delicato equilibrio. Spesso per il consumatore questa caratteristica non era scontata, anzi a volte era sconosciuta. Abbiamo lavorato quindi per consolidare l’importanza del tempo nell’evoluzione. Oggi, raggiunto l’obiettivo, sentiamo la necessità di fare un passo avanti: i nostri Lessini Durello continuano, e lo faranno sempre, a riposare sui lieviti per almeno tre anni, ma troviamo vincolante imbrigliare l’evoluzione del vino a un periodo di affinamento stabilito a priori. Vogliamo avere la libertà di farlo uscire quando lo riteniamo opportuno, ossia una volta che – a nostro avviso – ha raggiunto la sua migliore espressione, evitando inoltre al consumatore di dover utilizzare la calcolatrice durante la degustazione per verificare l’informazione in etichetta”.
Cambia anche la grafica dell’etichetta, che riporta non solo il nome dell’azienda ma l’intero logo, compresa l’immagine della chiesa di Brognoligo di Monteforte d’Alpone, paese natale di Gianni Tessari. Al centro sono posti la denominazione, il nome del vino e l’annata per le riserve, mentre fa da cornice l’indicazione del metodo di spumantizzazione.
Lessini Durello Brut, Lessini Durello Riserva Extra Brut e Lessini Durello Riserva Dosaggio Zero sono rispettivamente prodotti in un numero di 45000, 4000 e 1500 bottiglie e venduti al prezzo in enoteca di circa 18, 28 e 40 euro.