L’Anteprima del Chiaretto di Bardolino cambia veste

La dodicesima edizione dell’appuntamento dedicato al vino rosa del Garda veronese si articolerà in due fasi: la prima dedicata alla stampa di settore, mentre l’altra coinvolgerà i ristoranti della città di Verona

Il Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino non rinuncia all’Anteprima del Chiaretto, ma la ripensa in una veste del tutta nuova. Considerato il perdurare della pandemia, la dodicesima edizione della manifestazione dedicata al vino rosa del lago di Garda veronese, che con la recente modifica del disciplinare della denominazione ha adottato ufficialmente il nome Chiaretto di Bardolino, si articolerà in due fasi. La prima, che prenderà il via ad aprile, coinvolgerà la stampa italiana e internazionale, oltre che i blogger e gli influencer del mondo del vino: verrà infatti inviata loro un’ampia campionatura di Chiaretto di Bardolino della nuova annata (intorno alla cinquantina di etichette), ricondizionata in bottigliette di vetro (preferito ad altre soluzioni) del contenuto di 5 cl, ovvero il quantitativo normalmente servito nelle degustazioni professionali. Dopo due mesi di test, il Consorzio ha scelto le bottiglie di Vignon®, il primo servizio italiano di ricondizionamento di vino e alcolici pensato per supportare tutti gli attori impegnati nella formazione, promozione e vendita nel settore beverage. Le Vignon® sono leggere e resistenti ed evitano gli sprechi perché consentono di fare assaggiare la stessa bottiglia contemporaneamente, in condizioni ottimali, a più persone in luoghi diversi. Tutto il processo di ricondizionamento avviene in ambiente protetto per rispettare il lavoro dei produttori e garantire il mantenimento delle caratteristiche organolettiche del prodotto di origine. Assieme ai campioni di Chiaretto di Bardolino, verranno inviati anche degli assaggi di formaggio Monte Veronese Dop e un minilibro dedicato al Chiaretto. La seconda fase dell’Anteprima del Chiaretto, invece, coinvolgerà i produttori e i ristoranti della città di Verona nel mese di maggio, quando prenderà il via anche la seconda edizione di 100 Note in Rosa, manifestazione che animerà le serate estive della città scaligera, della provincia e della riviera gardesana con i migliori talenti musicali di Verona.
“Nonostante la pandemia e il conseguente deciso calo di presenze turistiche sul lago di Garda – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino – le vendite di Chiaretto di Bardolino si sono mantenute costanti sul mercato: un segnale importante, che dimostra ancora una volta come le scelte del Consorzio siano state lungimiranti, confermando la nostra denominazione come leader tra i vini rosa in Italia. Anche per questo motivo abbiamo deciso di non rinunciare all’Anteprima e alla presentazione dell’annata 2020, ma di ripensare la manifestazione in nuove modalità”.
“Le condizioni climatiche del 2020 – conclude Andrea Vantini, responsabile dell’area tecnica del Consorzio – hanno consentito un perfetto sviluppo delle componenti aromatiche fruttate delle uve, che si traducono nel Chiaretto di Bardolino nella presenza soprattutto di agrumi e piccoli frutti di bosco. Le caratteristiche del microclima locale, invece, hanno garantito la presenza di quelle componenti di freschezza e di sapidità che sono tipiche del Chiaretto di Bardolino. Come conferma l’assaggio dei vini che stanno uscendo sul mercato, quella del 2020 è stata una buona annata nonostante il periodo di considerevole cambiamento climatico”.




Nasce “Legàmi di Vite”, un importante contratto di sviluppo “green” nel comparto vitivinicolo. Interventi per oltre 115 milioni di euro di cui 81 milioni sul versante ambientale

La proposta presentata al Ministero dello Sviluppo economico ha il supporto della Regione Emilia-Romagna e il coordinamento di Enoteca Regionale. Gli assessori Colla e Mammi: “Un progetto dalle caratteristiche davvero innovative, cooperative e aziende hanno avuto l’intelligenza e la lungimiranza imprenditoriale di mettersi insieme e strutturarsi per essere ancora più forti, mantenendo un legame con il territorio

Nasce “Legàmi di Vite”, importante contratto di sviluppo “green” nel comparto vitivinicolo dell’Emilia-Romagna che prevede interventi per oltre 115 milioni di euro di cui 81 milioni sul versante ambientale.

Il progetto, con il coordinamento di Enoteca Regionale e il supporto tecnico della società Artemis e dello Studio Salami, è stato presentato al Ministero dello Sviluppo Economico per il tramite di Invitalia.

Vi hanno aderito le più importanti realtà regionali cooperative, rappresentative di 12 mila imprese agricole socie, per un totale di 470 mila tonnellate di uva lavorata (il 61 % della produzione dell’Emilia-Romagna, dato 2019) e di 3.400.000 ettolitri di vino imbottigliato all’anno. Numeri importanti anche sotto il punto di vista occupazionale, con ben 1.232.000 giornate/lavoro agricolo e con circa 2.800 unità impiegate nelle cantine. Le aziende aderenti al progetto sono: Caviro Extra, Caviro, Agrintesa, Cantina Forlì Predappio, Cantina di Carpi e Sorbara, Terre Cevico, Le Romagnole, Medici Ermete, Cantine Riunite & Civ, Enomondo.

Obiettivo del contratto è lo sviluppo di una filiera sostenibile e circolare, anche con la messa a punto di un protocollo ambientale. Un nuovo modello virtuoso di integrazione e aggregazione per valorizzare al meglio l’immagine del vino regionale, ottenuto con il supporto dalla Regione Emilia-Romagna con gli Assessorati allo Sviluppo economico e green economy e all’Agricoltura e agroalimentare ed Art-Er.

“Questo progetto strutturato di filiera internazionale sostenibile – affermano gli assessori regionali Vincenzo Colla (Sviluppo economico) e Alessio Mammi (Agricoltura) -, testimonia una maturità d’impresa non scontata per un comparto che dà lavoro a migliaia di persone e vanta prodotti enologici di grande qualità con numeri ed export davvero significativi, oltre a una rete commerciale tra le più evolute nel Paese per l’agroalimentare. Il progetto, che la Regione sostiene e promuove, ha caratteristiche davvero innovative per il contesto nazionale: cooperative e aziende, che di norma competono, hanno avuto l’intelligenza e la lungimiranza imprenditoriale di mettersi insieme e strutturarsi per essere ancora più forti, mantenendo un fortissimo legame con il territorio, gli agricoltori e i produttori, salvaguardando la qualità dei loro prodotti e creando al contempo le condizioni per stare su un mercato sempre più globalizzato. Un progetto davvero capace di raccontare e attuare il modo di fare impresa e creare lavoro del nostro territorio, coerente con una direttrice strategica del Patto per il Lavoro e per il Clima, poiché investe sull’economia circolare in un’idea di riciclo, recupero e riuso della materia prima utilizzata, che è il grappolo d’uva”.

Il totale degli interventi sarà superiore ai 115 milioni di euro, di cui oltre 81 milioni sul versante ambientale (circa il 70% sul totale dell’investimento – spiega il presidente di Enoteca Regionale, Giordano Zinzani –. Una cifra straordinaria che dimostra l’impegno e la volontà della filiera vitivinicola dell’Emilia-Romagna di essere protagonista consapevole del futuro, non solo del settore ma, più in generale, di un’economia sempre più circolare e rispettosa dell’ambiente. Una quota importante dell’investimento servirà anche per proiettare le aziende regionali verso un’industria 4.0, digitalizzata e con un alto grado di innovazione tecnologica. Il tutto si tradurrà anche in un aumento occupazionale stimato in circa 70 nuove assunzioni”.

Gli interventi che saranno realizzati in Emilia-Romagna saranno molteplici, tra i quali la trasformazione di prodotti agricoli del settore vitivinicolo e loro sottoprodotti (circa 67.000 tonnellate/anno derivanti dai processi di vinificazione) in acido tartarico naturale e biocarburanti avanzati, efficientamento energetico nei processi produttivi, riduzioni dei gas effetto serra, riduzione dell’impatto ambientale dei processi, realizzazione e potenziamento di sistemi di depurazione delle acque reflue in uscita dagli stabilimenti (attualmente 560 mila m3/anno di reflui da attività agroalimentare ceduti in depurazione), miglioramento dei sistemi di confezionamento e di stoccaggio. Oltre ovviamente a un ampliamento della capacità produttiva.

 




Pasticceria Filippi propone la nuova colomba Super Avoriè Classica: dolcezza naturale per una Pasqua in famiglia

La pasticceria vicentina ha creato una nuova ricetta pasquale in cui le pregiate materie prime creano nell’impasto un equilibrio che permette al dolce di conservarsi a lungo e naturalmente. Prosegue così la ricerca di qualità intrapresa con la creazione del Panettone Super Avoriè

Una colomba completamente naturale, gustosa e genuina: è questa la nuova proposta della Pasticceria Filippi, azienda con sede a Zanè (Vicenza), per festeggiare la Pasqua 2021.
La nuova colomba Super Avoriè Classica è frutto di una minuziosa ricerca di pregiate materie prime che, sapientemente lavorate, creano nell’impasto un equilibrio tale da consentire al dolce di mantenere inalterate fragranza e morbidezza a lungo ed in modo completamente naturale.
Il prodotto, infatti, si contraddistingue per la lavorazione rigorosamente artigianale dell’impasto, reso unico grazie all’utilizzo di pregiatissimo burro fresco e morbida frutta candita, arrotondati dalla bacca di vaniglia naturale del Madagascar. Come per tutti i prodotti Filippi, la pasta madre della colomba è realizzata con il lievito naturale tenuto in vita e rinfrescato di giorno in giorno dal 1972, quando nacque la Pasticceria. Con questo nuovo dolce, naturale al cento per cento, l’azienda prosegue il percorso della genuinità artigianale intrapreso con la creazione del Panettone Super Avoriè Classico.

“Da tre anni ci dedichiamo alla lavorazione di questo impasto speciale che permette di conservare a lungo un prodotto fresco e artigianale. Il nostro obiettivo è quello di portare nelle case dei consumatori un dolce di alta qualità realizzato con una minuziosa ricerca delle materie prime e naturalmente genuino. – dichiara Andrea Filippi, titolare e creatore di tutte le ricette di Pasticceria Filippi – Considerato il perdurare dell’emergenza sanitaria, anche la Pasqua di quest’anno sarà sicuramente vissuta più in casa rispetto al passato, per questo abbiamo pensato di proporre la Colomba Super Avoriè non solo nella versione classica, ma anche in quella più golosa e ideale per trascorrere momenti di festa in famiglia con lamponi e cioccolato fondente Maranta 61% ”. Il prezzo al pubblico consigliato per la Colomba Super Avoriè Classica è di 27,50 euro nel formato da 1 kg e di 33,50 euro per quella con lamponi e cioccolato fondente sempre da 1 kg. I prodotti Filippi sono acquistabili nel sito www.pasticceriafilippi.it/it/e_prod con consegna in tutta Italia.

***  ***  ***  ***

Pasticceria Filippi
La storia della Pasticceria Filippi inizia nel 1972 a Zanè, in provincia Vicenza. La filosofia della famiglia Filippi abbraccia l’idea del “tempo”: ogni cosa, fatta con rispetto, cura e passione, richiede delle sue tempistiche. Il segreto dei prodotti Filippi sta nella ricerca, nella selezione e nella cura degli ingredienti più pregiati, all’insegna della genuinità e solo con aromi naturali, per realizzare dei prodotti dal gusto armonioso, in cui ogni ingrediente è valorizzato e si combina perfettamente con gli altri.




La Slovenia attacca l’aceto balsamico: i consorzi e le istituzioni reagiscono con decisione

La Slovenia, attraverso una norma tecnica nazionale, cerca di aggirare il sistema di tutela delle DOP e IGP 

 

L’Aceto Balsamico di Modena è di nuovo sotto attacco e con esso il sistema delle DOP e delle IGP italiane.
Il Governo sloveno ha notificato alla Commissione Europea una norma tecnica nazionale in materia di produzione e commercializzazione degli Aceti che, oltre a porsi in netto contrasto con gli standard comunitari e con il principio di armonizzazione del diritto europeo, cerca di trasformare la denominazione “aceto balsamico” in uno standard di prodotto.
Operazione illegittima ed in contrasto con i regolamenti comunitari che tutelano DOP e IGP e disciplinano il sistema di etichettatura e informazione del consumatore. 
 
Secondo la nuova norma slovena, in fase di valutazione presso la Commissione Europea, qualsiasi miscela di aceto di vino con mosto concentrato si potrà chiamare, e vendere, come ‘aceto balsamico’, afferma il Direttore del Consorzio Aceto Balsamico di Modena Federico Desimoni, con grande offesa della tradizione e degli sforzi fatti dai produttori delle eccellenze modenesi che insieme all’attività di divulgazione dei Consorzi lo hanno reso famoso nel mondo”.

Siamo dunque di fronte ad un attacco diretto al sistema agroalimentare di qualità europeo, al diritto dei consumatori ad un’informazione corretta e trasparente e degli operatori commerciali ad una concorrenza leale. Ma lo stratagemma di raggiro delle disposizioni comunitarie è stato individuato dal Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena e dal Consorzio di Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena e dal mondo istituzionale.
 
“Ci troviamo – commenta il Presidente del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP Mariangela Grosoli – nuovamente di fronte ad una situazione che rischia di danneggiare non solo il comparto dell’Aceto Balsamico di Modena ma tutto il sistema delle DOP e delle IGP italiane. Sarà fondamentale, anche stavolta, fare leva sulla collaborazione delle Istituzioni: il Ministero Politiche Agricole, ed in particolare la Direzione Qualità, che ringrazio per il prezioso sostegno nella tutela del nostro settore, già direttamente coinvolta e al lavoro sul dossier”.
 
Grande sostegno è arrivato dall’associazione di riferimento dei Consorzi di Tutela, OriGIn Italia, che si è immediatamente attivata chiedendo al Governo di opporsi formalmente a livello comunitario alla proposta slovena. Ma il tempo non è molto perché l’atto di opposizione dovrà essere notificato in Commissione entro il 3 marzo prossimo e la preoccupazione dei Consorzi cresce con il passare dei giorni “Chiediamo al Governo che formalizzi al più presto l’atto di opposizione – afferma il Presidente del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Enrico Corsini – e con l’occasione rivolgiamo a nome dei due Consorzi i più sentiti auguri di buon lavoro al nuovo titolare del Dicastero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali”.
 
Alla voce dei Consorzi si affianca quella della politica a difesa del mondo delle DOP e IGP e in particolare dell’Aceto Balsamico di Modena: “La problematica evidenziata dal Consorzio è grave ed urgente e rappresenta una priorità per la tutela del sistema Paese ed in particolare di un asset fondamentale del sistema economico nazionale – afferma con decisione l’Onorevole Benedetta FioriniSegretario della Commissione Attività Produttive – e proprio per questo chiediamo al Governo di assicurare un intervento formale puntale e tempestivo che garantisca una tutela efficace. La salvaguardia delle produzioni tipiche italiane, vere eccellenze nel mondo come l’aceto balsamico di Modena, deve essere una assoluta priorità. Inoltre, è necessario rafforzare concretamente l’azione di tutte le strutture della filiera per garantire sostegno, tutela e promozione. Tutelare la qualità significa garantire identità”.
 

Il supporto e la richiesta di un’azione decisa e tempestiva del Governo arriva anche dalla Regione Emilia-Romagna “Le due DOP dell’Aceto Balsamico tradizionale, di Modena e di Reggio Emilia, e l’IGP Aceto Balsamico di Modena rappresentano un solidissimo legame con il territorio emiliano e una risorsa preziosa per l’economia regionale – sottolinea l’Assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi – bene ha fatto il Consorzio a esercitare da subito la sua funzione di tutela e intervenire di conseguenza. Ho personalmente scritto al Ministro per segnalare l’accaduto, auspicando un intervento del Governo. Dobbiamo difendere sempre i nostri prodotti agroalimentari di qualità e i dispositivi che li regolano dai potenziali tentativi di imitazione che ne perturbano il mercato e ne mettono in discussione l’unicità”.

La questione è arrivata sul tavolo del neo Ministro delle Politiche Agricole, Senatore Stefano Patuanelli e proprio in queste ultime ore, la Direzione Qualità del Mipaaf sta predisponendo la documentazione tecnica necessaria per completare il dossier che dovrà essere notificato alla Commissione. 




Sono i ristoratori gli ambasciatori del vino di Modigliana

l’Associazione Stella dell’Appennino firma un progetto di comunicazione video innovativo e visionario. «Il Covid è stata “l’occasione” per ripensare tutto e guardare al futuro»

Un progetto innovativo per far conoscere il territorio emergente della Romagna del vino, Modigliana. L’evento annuale che presenta i sangiovese che escono con la MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) Modigliana è diventato un grande set che ha visto come protagonisti 24 ristoratori dell’Emilia Romagna, quelli che più hanno creduto, in questi anni, nell’eleganza estrema di questo territorio. “Sono loro i nostri ambasciatori più importanti”, dice Renzo Morresi, Presidente dell’associazione Stella dell’Appennino che riunisce gli 11 produttori di questo piccolo paese dell’alta collina tosco romagnola, “la prima linea del racconto che alza il rango del nostro territorio e lo fa conoscere a tutti”. E i ristoratori hanno risposto con entusiasmo e con una notevole preparazione. “I nomi e i caratteri delle tre valli che salgono in Appennino – Acereta, Tramazzo, Ibola –  erano ben conosciuti da tutti i ristoratori intervistati”, a parlare è Francesco Bordini di Villa Papiano, “Un risultato straordinario che alimenta l’idea territoriale della nostra narrazione, l’idea di un luogo che si esprime sulla finezza e l’eleganza, ma che ha anche il potenziale di un dettaglio unico in Italia, sfaccettato e originale”.

A Modigliana, è stato dunque allestito un grande studio per riprese dove i ristoratori e gli uomini di sala della Romagna, di Bologna, Modena, Parma e Ferrara, hanno parlato di quest’angolo di Appennino.Qui a Modigliana vediamo una opportunità nuova”, dice Roberto Casamenti dell’osteria Campanara di Pianetto, nella Valle del Bidente, “un confine, quello della qualità, migrato in alto a valorizzare i suoli di marne e arenarie che accompagnano l’Appennino che sale verso il crinale”.

Il materiale è stato poi selezionato e montato in ben 37 video che sono pubblicati “a puntate” sulle pagine Instagram e Facebook di “Modigliana, Stella dell’Appennino” e sul canale YouTube dell’associazione. “Noi, che raccontiamo una geografia precisa fatta di valli, vigne e boschi siamo usciti dal nostro spazio fisico con un progetto che può portarci a casa di tutti e anche molto lontano. In un anno in cui tutti gli eventi si sono fermati abbiamo ripensato alla nostra progettualità creando una piattaforma di contenuti che viaggerà nel mondo.” A parlare è l’ideatore del progetto Giorgio Melandri, wine writer e produttore a Modigliana con i vini Mutiliana. L’associazione riunisce 11 produttori, rappresentando la quasi totalità delle bottiglie che escono dalle vigne di questo comune. Ad ognuno dei soci – Agrintesa, Casetta dei Frati, Castelluccio, Fondo San Giuseppe, Lu.Va., Menta e Rosmarino, Mutiliana, Il Pratello, Il Teatro, Torre San Martino, Villa Papiano – è dedicato un video ai quali vanno aggiunti due montaggi speciali dedicati al sindaco di Modigliana, Jader Dardi, che ha sostenuto l’iniziativa, e alla presidente del Consorzio Vini Romagna, Ruenza Santandrea, che ha portato il suo saluto istituzionale.

I ristoratori protagonisti dei video.

Dalla provincia di Rimini: Gian Luca Raschi del ristorante Guido di Miramare di Rimini, Fabrizio Timpanaro del ristorante Quartopiano di Rimini, Federica Pozzi dell’Osteria Sangiovesa di Santarcangelo di Romagna.

Dalla provincia di Forlì-Cesena: Roberto Celli della Locanda Appennino di Predappio, Roberto Casamenti dell’Osteria La Campanara di Galeata, Filippo Burioli dell’enoteca Burioli di Budrio di Longiano, Andrea Fiorini del Magnolia di Cesenatico, Andrea Bravaccini del Ristorante Del Lago di Acquapartita Bagno di Romagna, Valentina Antonelli di Vineria del Popolo Cesena, Andrea Carloni del ristorante Terre Alte di Longiano.

Dalla provincia di Ravenna: Alessandro Fanelli delle Officine del Sale di Cervia, Fabio Olmeti e Ronnie Asioli de La Baita di Faenza, Alessandro Zoli del Salsedine di Lido di Savio, Davide Fiorentini di O’fiore Mio di Faenza, Ilaria Di Nunzio del Ristorante Velico di Marina di Ravenna.

Dalla provincia di Bologna: Elisa Argentesi dell’Enoteca Storica Faccioli di Bologna, Francesco Cioria del San Domenico di Imola, Alberto Bettini di Amerigo 1934 di Savigno, Daniele Minarelli dell’Osteria Bottega di Bologna, Enrico De Rossi dell’Osteria dell’Orsa di Bologna.

Dalla provincia di Ferrara: Luca Matteucci della Trattoria Noemi di Ferrara.

Dalla provincia di Modena: Jennifer Chacon Lopez di MozzaBella Modena, Elisa Cifola de La Franceschetta Modena.

Dalla provincia di Parma: Maura Gigatti, Ristorante I Du Matt Parma.




Cà del Magro di Monte del Frà: il bianco d’Italia che piace nel mondo

 Wine Spectator assegna 91 punti al Custoza dell’azienda di Sommacampagna, che si aggiudica anche il plauso di James Suckling e di Tom Hyland di Forbes

Wine Spectator attribuisce 91 punti al Cà del Magro Custoza Superiore Doc 2018 dell’azienda Monte del Frà di Sommacampagna (Verona), il più alto punteggio mai assegnato a un Custoza dalla rivista statunitense. Tale risultato va ad aggiungersi ai numerosi altri riconoscimenti internazionali ottenuti dal Cà del Magro, che si afferma così come uno tra i bianchi italiani più votati e apprezzati dalla stampa estera degli ultimi anni. James Suckling quest’anno gli ha riconosciuto 92 punti, Tom Hyland, autorevole corrispondente enoico di Forbes, gli ha assegnato addirittura 97 punti, definendolo come uno tra i migliori bianchi dell’anno.
Il Cà del Magro ha ricevuto negli anni premi e riconoscimenti anche in Italia, dove non solo gli sono stati assegnati i Tre Bicchieri del Gambero Rosso per ben undici anni consecutivi, ma ha ottenuto alti punteggi su molte delle guide italiane tra cui Vini Buoni d’Italia, I Vini di Veronelli, Vitae – AIS e 95 punti sulla Guida Essenziale 2021 di DoctorWine e su Wines Critic.
Con una produzione annua di 80 mila bottiglie, il Cà del Magro emerge come il vino più rappresentativo dell’azienda Monte del Frà, emblema della storia e del territorio da cui nasce: un vigneto di oltre trent’anni coltivato su una collina nel cuore del Custoza, a sud-est del Lago di Garda. I vitigni che lo costituiscono sono Garganega, Trebbianello, Bianca Fernanda e lncrocio Manzoni. Dal colore giallo paglierino intenso, con leggeri riflessi dorati, al naso rivela profumi di frutta tropicale, fiori bianchi e note di zafferano. Al palato si presenta armonicamente complesso con un finale asciutto e sapido.
Un vino che rivela al meglio le proprie potenzialità con l’affinamento in bottiglia e che si pone controcorrente tra i Custoza di pronta beva. È proprio per questa sua diversità che il Cà del Magro è molto apprezzato anche dai mercati esteri: nel 2020, nonostante l’emergenza sanitaria in atto, la cantina ha intrecciato nuove relazioni commerciali in Albania, Azerbajgian, Filippine e Kosovo e complessivamente esporta in oltre 60 Paesi al mondo.
“Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti dal nostro Cà del Magro, che si riconferma tra i vini bianchi più celebrati – commenta Marica Bonomo, responsabile commerciale estero di Monte del Frà – Cà del Magro, un vino che si caratterizza per mineralità e longevità, racchiude ed esprime al meglio questa denominazione, un concentrato del nostro amato territorio, il Custoza, che sta facendo innamorare il mondo”.

 




8 marzo: Monte Zovo e progetto quid a sostegno delle donne

Una speciale wine bag in edizione limitata per il rosato Phasianus, creata con eccedenze di produzione tessile da persone in condizioni di fragilità. Il ricavato sarà devoluto al centro antiviolenza P.e.t.r.a.

In occasione della festa della donna Monte Zovo, l’azienda vinicola della famiglia Cottini a Caprino Veronese, realizza con l’associazione Progetto Quid una speciale wine bag per il Phasianus Corvina Verona Rosato IGT.
L’iniziativa è espressione concreta della filosofia di sostenibilità a tutto tondo di Monte Zovo, che si traduce in impegno a favore dell’ambiente in vigna e in cantina, ma anche in attività di responsabilità sociale con ricadute positive sul territorio, sull’economia e sulle persone.
Risponde a quest’orientamento la scelta di collaborare con Progetto Quid, impresa sociale con sede a Verona, che offre opportunità di crescita lavorativa a persone in condizioni di difficoltà, con una particolare attenzione alle donne in situazioni di svantaggio. Attraverso questo progetto l’associazione crea capi di abbigliamento e accessori moda di ottima qualità.
Monte Zovo ha acquistato da Progetto Quid 300 wine bag personalizzate, realizzate con eccedenze di produzione delle grandi aziende tessili italiane, promuovendo così un’economia circolare che limita lo spreco di pregiate materie prime. La wine bag in twill di cotone madras, nel suo disegno a scacchi color vinaccia, richiama l’etichetta di Phasianus. L’inserto collocato al centro della shopper, in omaggio con l’acquisto del vino, porta la firma di Diego Cottini, titolare dell’azienda agricola Monte Zovo.
“Credo che un tessuto sociale sano debba saper accogliere e integrare anche le persone che vivono momenti o situazioni di fragilità” sostiene Annalberta Cottini, “e noi come Monte Zovo cerchiamo di dare il nostro massimo supporto a realtà come Progetto Quid, che operano in questo senso e danno valore al ruolo chiave della donna, a cui viene dedicata la festa dell’8 marzo”.
La limited edition di Phasianus per la festa della donna sarà in vendita nello shop online di Monte Zovo al costo di 15,50 euro dal 1° al 31 marzo. Il ricavato delle vendite sarà devoluto a P.e.t.r.a., centro antiviolenza del Comune di Verona, che offre gratuitamente i propri servizi – sostegno psicologico e sociale, consulenza legale, accoglienza presso strutture convenzionate e gruppi di auto mutuo aiuto – a donne, ma anche uomini, vittime di violenza.




Decretati i finalisti della terza edizione di “Divina Colomba”

La finale lunedì 1 marzo 2021 dalle ore 11:00 in diretta streaming su Facebook

Selezionate le 40 colombe che si contenderanno i premi nelle categorie

“Miglior Colomba Tradizionale” e “Miglior Colomba Creativa”

 

(Bari, 18 febbraio 2021) – 242 i partecipanti da tutte le regioni italiane, 40 i lievitati in finale, 2 le categorie del contest. Questi i numeri dell’edizione 2021 di “Divina Colomba”, concorso organizzato da Goloasi.it con lo scopo di valorizzare la produzione artigianale del dolce tipico pasquale e premiare la “Miglior Colomba Tradizionale” e la “Miglior Colomba Creativa” d’Italia, la cui finale si svolgerà lunedì 1 marzo a partire dalle ore 11:00 in diretta sulla pagina Facebook ufficiale dell’iniziativa.

A decretare i vincitori sarà la giuria tecnica composta da grandi professionisti del settore come il presidente di giuria Giambattista Montanari e Antonio Daloiso, Eustachio Sapone, Francesco Borioli, Beniamino Bazzoli, Vincenzo Faiella e Rocco Calciano, che avranno il compito di degustare le colombe finaliste e valutarle sulla base del rispetto del disciplinare (Decreto 22 luglio 2005 Disciplina della produzione e della vendita di taluni prodotti dolciari da forno. GU n. 177 del 1-8-2005) e del regolamento del concorso, che prevede l’utilizzo esclusivamente di lievito madre e canditi senza anidride solforosa e proibisce l’uso di conservanti, emulsionanti, mono e di gliceridi, oltre a coloranti o aromi artifi­ciali.

Ad ospitare la finale a porte chiuse, nel rispetto delle disposizioni governative per il contenimento del contagio da Covid-19 sarà l’Hotel Excelsior di Bari, dove alla commissione tecnica si affiancherà per la prima volta nella storia del concorso dedicato alle colombe anche una giuria popolare che potrà decidere i propri vincitori.

Con un’ottima risposta da parte dei partecipanti, anche per questa terza edizione “Divina Colomba” si conferma un contest molto apprezzato. “Sono molto contento del numero elevatissimo di iscrizioni e richieste ricevute. – ha commentato Massimiliano Dell’Aera, fondatore di Goloasi.it – Questo, insieme al sostegno volontario di nuovi sponsor leader nel settore, ci dimostra che nelle precedenti edizioni abbiamo svolto un’ottima attività e che se si lavora in maniera seria e trasparente i risultati sono poi evidenti. Mi fa piacere sottolineare che quest’anno, per la prima volta, il numero dei panettoni artigianali venduti nel periodo natalizio ha superato quello degli industriali e questo credo sia dovuto anche a chi come noi investe nella comunicazione a favore del prodotto artigianale di qualità. Mi auguro che anche per la colomba si possano avere gli stessi risultati”.

 “Divina Colomba” vanta, la partnership di numerosi sponsor leader internazionali, fra i quali Agrimontana, Bombonette, Dolci Tentazioni, Il Granaio delle Idee, Vaniglia Gourmet, Dimarno Group e Eurovo Service. Tutte le informazioni sull’evento sono sul sito www.goloasi.it e sulla pagina Facebook Divina Colomba.

Elenco finalisti

Categoria “Miglior Colomba Tradizionale”

Vincenzo Baiano – Caffè Baiano (Marano di Napoli – Na)
Antonio Caputo – Antonio Caputo Pasticcere (Altamura – Ba)
Sebastiano Caridi – Pasticceria Sebastiano Caridi (Faenza – Ra)
Guglielmo Cavezza – Mommy Cafè (Cicciano – Na)
Vincenzo Donnarumma – Peccati di Gola (Pimonte – Na)
Nicola Ferrarini – Forneria Ferrarini (Pavone del Mella – Bs)
Isidoro Galioto – Panificio Galioto Isidoro (Bagheria – Pa)
Andrea Galiotto – Panificio Galiotto (Chiampo – Vi)
Alessandro Giani – Pasticceria Tentazioni (Montepulciano – Si)
Angelo Grippa – Angelo Grippa Pasticceria (Eboli – Sa)
Lorenzo La Medica – Panificio Mulara (Barrafranca – En)
Camillo La Morgia – Crema e Cioccolato (Lanciano – Ch)
Gian Piero Loddo – La Dolce Vita (Ghilarza – Or)
Oscar Pagani – Non Solo Pane (Palazzolo sull’Oglio – Bs)
Massimo Peruzzi – Pasticceria Peruzzi (Prato – Po)
Mattia Ricci – Fornai Ricci (Montaquila – Is)
Damiano e Valentino Rizzo – Pasticceria San Francesco (Spezzano Della Sila – Cs)
Matteo Spartan – Chantilly Since 1977 (Lecce – Le)
Matteo Vitulano – Pasticceria Ciangularie (Manfredonia – Fg)
Riccardo Zandonà – Antichi Sapori Pane & Pasticceria (Isola della Scala – Vr)

 

Categoria “Miglior Colomba Creativa”

Marco Aliberti – Pasticceria Aliberti (Montoro – Av)
Marco Andronico – Picci & Capricci (Sannicola – Le)
Mario Arculeo – Panificio D’Angelo (Palermo – Pa)
Antonio Caputo – Antonio Caputo Pasticcere (Altamura – Ba)
Paolo Caridi – Casa Mastroianni & Cantina Russo e Longo (Lamezia Terme – Cz)
Rosetta Lembo – Pasticceria La Ruota (Perdifumo – Sa)
Andrea Lo Brutto – Pasticceria Reale (Castrofilippo – Ag)
Diego Lo Verme – Almondor – Gusti Siciliani (Canicattì – Ag)
Alexa Magnani – Bar Pasticceria Ducale (Urbino – Pu)
Alessandro Mangione – Spiga D’Oro Bakery (Roma – Rm)
Francesco Manuele – Nuova Dolceria (Ferla – Sr)
Alessandro Marigliano – Dolciaria Marigliano (San Giuseppe Vesuviano – Na)
Annibale Memmolo – Pasticceria Memmolo (Mirabella Eclano – Av)
Nicola Obliato – Mille Dolcezze (Frattamaggiore – Na)
Armando Pascarella – Armando Pascarella Pastry Chef (Poldica di San Felice a Cancello – Ce)
Luca Preghenella – Pasticceria Milano (Pergine Valsugana – Tn)
Guido Sparaco – Pasticceria Sparaco (Castel Morrone – Ce)
Pietro Sparago – Re di Dolci (Caserta – Ce)
Salvatore Verdesca – Spazio Verdesca Pane e Caffe (Molfetta – Ba)
Italo Vezzoli – In Croissanteria (Carobbio degli Angeli – Bg)




Il nuovo corso di Monte delle Vigne: Lo sguarda rivolto lontano, i piedi ben piantati nella terra

 

Rinnovato il Consiglio di Amministrazione dell’azienda della famiglia Pizzarotti. Obiettivo: rimettere al centro il territorio per raccontarlo al meglio

Novità all’orizzonte per  azienda agricola nel cuore della DOC Colli di Parma, che inizia il 2021 con un nuovo Consiglio di Amministrazioneproiettata verso nuovi mercati internazionali, senza però dimenticare il territorio da cui nascono i suoi vini. Un legame profondo quello tra la famiglia Pizzarotti e Monte delle Vigne: Pietro Pizzarotti, padre di Paolo, acquistò nel lontano 1963 un podere di 100 ettari sulle splendide colline di Ozzano Taro, con il sogno di riportare alla viticoltura queste terre che nei secoli passati tanti successi avevano ottenuto. Oggi fanno parte del rinnovato Consiglio di Amministrazione, oltre al Presidente Paolo Pizzarotti e al figlio Michele, l’Amministratore Delegato Lorenzo Numanti e Andrea Bonini, sovraintendente alla produzione in campagna e in cantina.
Nel 2020 l’azienda è riuscita a tenere bene nonostante l’emergenza in corso: per il 2021 ha in programma un piano di rilancio dell’export, con la volontà di aumentarne sensibilmente la quota attualmente attestata al 15%. Per l’ingresso in nuovi mercati si avvale ora della consulenza di A.C. Marketing&Trade, società specializzata nell’intermediazione commerciale internazionale e nello sviluppo dei marchi del settore vitivinicolo. L’obiettivo è quello di potenziare l’attuale distribuzione in alcuni mercati strategici quali Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Nord Europa. Inoltre, per accrescere ulteriormente la qualità dei vini, dal 2018 Monte delle Vigne si avvale della collaborazione dell’enologo e consulente per la produzione vinicola Luca D’Attoma, uno tra i primi in Italia a praticare la viticoltura biologica, riconosciuto tra i massimi esperti in materia e particolarmente apprezzato per il suo approccio rigoroso e innovatore.
“Guardiamo all’estero ma abbiamo a cuore il luogo dove nasce la nostra storia. Una storia di amore per la natura e per l’ambiente che circonda Monte delle Vigne. In futuro vorremmo sempre di più far conoscere caratteristiche e bellezze di questi luoghi attraverso la qualità dei nostri vini – dichiara Paolo Pizzarotti – Il sogno di mio padre era di riportare queste terre alla viticoltura, questo sogno è diventato realtà”.
In cantiere anche il restyling della comunicazione aziendale, che comprende etichette e sito, per elevare ulteriormente l’immagine dell’azienda, da sempre riconosciuta come elegante e raffinata ma anche vicina ai wine lovers.




Labrenta sbarca in America

L’azienda veneta “ritorna” negli Stati Uniti, punto strategico per lo sviluppo del business e dove Francesco Tagliapietra, nonno dei titolari dell’azienda, costruì il suo successo

Dopo il Messico, gli Stati Uniti: Labrenta, azienda di Breganze (Vicenza) specializzata in chiusure per spirits, prosegue il disegno di internazionalizzazione e inaugura una nuova sede a Jersey City, nello Stato del New Jersey. A nemmeno un anno di distanza dall’apertura della sede messicana di Guadalajara, dove la produzione prevista di tappi per il 2021 è già raddoppiata rispetto al 2020, sventola quindi una terza bandiera Labrenta sul continente americano, dove dal 2005 è attivo anche lo stabilimento aperto a Monte Belo do Sul, in Brasile.
La cittadina di Jersey City è stata scelta da Labrenta grazie alla sua posizione strategica per lo sviluppo del business, vista la vicinanza con New York, capitale internazionale del design, e ai più importanti Stati produttori di whiskey come Tennessee, Wisconsin, Kentucky e North Carolina. Gli Stati Uniti, inoltre, sono diventati uno dei maggiori mercati al mondo per gli spirits: secondo i dati della rivista The Spirits Business, nel 2019 è cresciuto il consumo in volume con un aumento del 2,5%, trainato da mezcal e whiskey giapponese, irlandese e statunitense.
La scelta su Jersey City, però, non è stata dettata solo da ragioni economiche: dal New Jersey era rimasto stregato anche Francesco Tagliapietra, nonno dei titolari di Labrenta Gianni, Amerigo e Franca Tagliapietra, che qui era sbarcato nel 1915 assieme ad altri emigranti italiani e qui aveva iniziato a costruire la sua fortuna. Dopo aver combattuto sul fronte francese durante la Prima Guerra Mondiale, Tagliapietra torna negli USA, in Wisconsin, e fonda una piccola attività di distillazione dell’acquavite: nasce così il mito di “Frank l’Americano“, soprannome con cui viene chiamato da quel momento in avanti. I suoi liquori costituiscono un altro intreccio importante con Labrenta, attività avviata dal figlio Enzo Giordano la cui produzione di tappi e chiusure ha saputo evolversi negli anni e divenire punto di riferimento per le chiusure di tipo Premium e Super Premium.
“Per noi questo è un cerchio che si chiude, una sorta di ritorno alle radici della nostra famiglia – spiega Amerigo Tagliapietra, direttore vendite dell’azienda vicentina – Grazie alla presenza de Labrenta negli USA, inoltre, avremo la possibilità di sviluppare altri mercati e tessere nuove, stimolanti relazioni. Eravamo già presenti negli Stati Uniti, ma aprire una sede in loco rappresenta sicuramente un passo in più verso un’espansione ulteriore del nostro business”.
Attualmente la filiale statunitense di Labrenta, inaugurata alla fine del 2020, occupa due dipendenti, ma presto a questi si aggiungeranno altre figure professionali. Le sedi produttive, invece, rimarranno in Italia, in Messico e in Brasile.

Labrenta, fondata nel 1971 a Breganze (Vicenza), produce chiusure per il settore alimentare. Provide the right closure è il motto con cui si muove alla ricerca del tappo ideale per ciascuna esigenza, attraverso prodotti in grado di unire design e funzionalità. Tutta la produzione è svolta in Italia e viene controllata da un Validation Process che si svolge in sette fasi.
Sin dalla sua fondazione Labrenta ha destinato grande attenzione alla ricerca e allo sviluppo. L’obiettivo è di fornire a ogni cliente la propria chiusura dedicandogli un servizio tailor made. L’anima creativa e scientifica di Labrenta vive in D.Vision, la sezione interna in cui opera un team professionale giovane e altamente qualificato dedicato esclusivamente allo sviluppo di nuovi progetti: ascoltare i clienti, le loro esigenze e trasformare ogni loro intuizione in realtà. Idee che, grazie all’impiego di una stampante 3D, si materializzano in tempi brevissimi. Perché in Labrenta ogni cliente, con il suo prodotto, viene gestito con la consapevolezza della loro unicità. Perché un prodotto comunica il suo valore, a partire da ciò che lo contiene.