CLAYVER A VITEFF: ARRIVANO LE BOTTI DI GRANDE DIMENSIONE

L’azienda di Vado Ligure presenta al Salone Internazionale delle Tecnologie Spumanti il nuovo formato di contenitori in ceramica. Rimangono inalterate le performance di igiene, sicurezza e praticità 

Clayver sempre più grandi. È la novità che l’azienda di Vado Ligure porterà al Viteff, il Salone Internazionale delle Tecnologie Spumanti in programma a Epernay dal 15 al 18 ottobre.
La realizzazione di contenitori con capacità superiori ai 1000 litri, in ceramica è molto complessa se si vuole uscire dal perimetro dell’artigianato, oltre a essere costosa e a porre seri problemi per la sicurezza degli operatori in cantina. I materiali ceramici infatti, in caso di urto violento, si fratturano in modo cosiddetto fragile e possono colpire con la forza delle tonnellate di vino contenuto chi sosta nelle vicinanze. Si pone pertanto un problema di protezione con apposite griglie o telai, oppure di diversa progettazione.
Clayver ha scelto questa seconda strada, realizzando e brevettando sistemi modulari di ceramica-acciaio-cemento che riuniscono le migliori caratteristiche di tutti questi materiali e consentono la realizzazione di contenitori di volumi molto elevati, mantenendo le massime condizioni di igiene, sicurezza e praticità.
Clayver è sempre stata un’azienda dinamica – dichiara Luca Risso, responsabile ricerca e sviluppo dell’azienda – nata con lo scopo di diffondere e far conoscere sempre di più l’impiego della ceramica in enologia. Siamo partiti da contenitori di dimensioni medio piccole, che rappresentano ancora la soluzione ideale per la gestione dei singoli cru e per le produzioni di maggiore pregio o quando sia necessario un particolare rapporto tra il volume della massa e l’apporto di ossigeno. È tuttavia innegabile che anche la richiesta di contenitori di grandi dimensioni sia giustificata”.
Questa nuova gamma verrà presentata ufficialmente in occasione del prossimo Viteff (Hall Bulle, stand B16) per raccogliere commenti e suggerimenti soprattutto sulle dimensioni più desiderate, per passare poi dai prototipi ai componenti finali.




LA VOCE CREATIVA DEL VINO NATURALE: TORNA IMMAGINA IL TUO VINNATUR TASTING 2020

Fino al 30 novembre aperte le iscrizioni al concorso per illustrare la locandina del Salone del vino naturale, in programma dal 18 al 20 aprile 2020 a Gambellara (VI)

L’Associazione viticoltori naturali VinNatur ha dato ufficialmente il via a Immagina il tuo VinNatur Tasting 2020, il concorso creativo promosso per scegliere l’illustrazione della locandina ufficiale dell’evento che si svolgerà da sabato 18 a lunedì 20 aprile. Giunta alla nona edizione, l’iniziativa è realizzata in collaborazione con la tipografia Lino’s & Co. e il magazine Illustratore Italiano.
Gli artisti potranno inviare fino a un massimo di tre proposte, partecipando come singoli o come gruppo, sia che esse contengano riferimenti espliciti alla sfera del vino sia che si caratterizzino per uno stile astratto. Il concorso è aperto a tutti, fatta eccezione per gli organizzatori, i soci VinNatur e i loro familiari. Gli elaborati saranno sottoposti alla valutazione di una giuria composta dal Consiglio Direttivo dell’Associazione e da Maria La Duca, fondatrice e direttore responsabile del magazine ILIT (Illustratore Italiano), rivista di settore dedicata al mondo del disegno e ai protagonisti della scena nazionale. Saranno valutati in termini di originalità e qualità della tecnica di esecuzione, oltre alla capacità di comunicare in modo efficace ed emotivamente coinvolgente. 
“Lo spirito della nostra associazione – spiega Alessandro Maule, consigliere di VinNatur – si nutre anche dell’entusiasmo del nostro pubblico. Coinvolgerlo attivamente nella comunicazione ufficiale è un modo per rinnovare il sodalizio con gli storici simpatizzanti e avvicinare nuovi talenti affascinati dal mondo del vino naturale e dalla nostra filosofia produttiva.” 
Per candidarsi è necessario compilare il modulo scaricabile dalla sezione del sito dedicata al concorso e consegnarlo entro sabato 30 novembre. Il vincitore riceverà in premio 300 euro e 12 bottiglie di vino naturale. Il materiale selezionato sarà pubblicato sul sito di VinNatur entro il 15 dicembre e utilizzato per diversi canali di comunicazione istituzionale. 
VinNatur Tasting è l’appuntamento principale dell’anno in cui i vignaioli naturali presentano le loro proposte direttamente al pubblico. La prossima edizione si svolgerà allo spazio Margraf di Gambellara (VI), location riconfermata per il secondo anno dopo il riscontro positivo raccolto nel 2019.
Regolamento completo del concorso e modulo di iscrizione su: www.vinnatur.org/concorso-2020

 

VinNatur – Associazione Viticoltori Naturali
L’associazione VinNatur nata nel 2006 riunisce piccoli produttori di vino naturale da tutto il mondo che intendono difendere l’integrità del proprio territorio. Scopo dell’Associazione è unire le forze di questi vignaioli per dare ad ognuno maggior forza, consapevolezza e visibilità condividendo esperienze, studi e ricerche. Scopo dell’associazione è anche quello di promuovere la ricerca scentifica e divulgare la conoscenza di tecniche naturali e innovative. Negli anni sono nati diversi progetti di ricerca tra le aziende associate e alcune Università e Centri per la Sperimentazione.
Alla nascita le aziende aderenti a VinNatur erano 65. Oggi sono 185. Per associarsi i viticoltori devono accettare di sottoporre i propri vini all’analisi dei pesticidi residui, per poter garantire la genuinità dei vini. www.vinnatur.org




CIOCCOLATO Spes 1970. IL LATO DOLCE DELLA SOLIDARIETA’

“Abbiamo come cura e come
Finalità ciò che di più prezioso
C’è nella società: la gioventù;
E ciò che di più prezioso c’è
Nella gioventù, il cuore”
L. Murialdo, Scritti, IV, p.326

 

SPES 1970

Fare bene e farlo bene!

 

Un cioccolato artigianale, buono, di qualità. Una grande varietà di prodotti, dai gianduiotti alla crema spalmabile, dalle praline alle dragèes, apprezzata da tutti i golosi. Un’anima etica, che è la vera particolarità di questo cioccolato, perché Spes 1970 è una cooperativa sociale che impiega giovani e persone socialmente fragili ed offre loro un’opportunità per inserirsi nel mondo del lavoro, senza mai rinunciare alla qualità del servizio e dei prodotti.

Spes 1970 è un marchio di cioccolato nato a Torino nel 1970.

Cuore pulsante del brand è la fabbrica del cioccolato, nello storico quartiere torinese di Borgo Vittoria. Qui, sotto l’attenta guida di esperti maître chocolatier, si producono Gianduiotti, Praline, Cremini, Dragèes, Quadrotte, Rotelle, tutti realizzati in diversi gusti e varianti, Grancioc, la mattonella 60% fondente, e ancora creme spalmabili in diverse varianti, preparati per cioccolata calda, per la copertura dei dolci…

Tutto il cioccolato Spes è prodotto con cacao di diverse qualità e provenienze, attentamente selezionate dai maître chocolatier e spesso accostati a sapori particolari; nascono così il fondente 60% con limone e zenzero o con il sale di Cervia, il cioccolato bianco e vaniglia del Madagascar o il bianco e liquirizia.

Fedele alla sua missione di aiutare giovani e persone in difficoltà, nel 2013 Spes ha inaugurato il progetto Spes@Labor, realizzato in collaborazione con l’Istituto Penale Minorile Ferrante Aporti di Torino. Presso il carcere si trova un laboratorio in cui alcuni giovani detenuti imparano il mestiere di addetto alla produzione del cioccolato, attraverso un percorso di formazione teorico e pratico volto al loro reinserimento all’interno del tessuto sociale.

Attraverso le borse lavoro beneficiano di questo percorso anche i ragazzi in penale esterna che svolgono la pratica presso la fabbrica del cioccolato.

Attualmente l’impegno dei ragazzi coinvolti nel progetto Spes@Labor si concretizza nella produzione de “La Mala Vita”, la tavoletta di cioccolato al latte e fondente completamente ideata e prodotta dai giovani detenuti e nei “Duri del carcere”, i cioccolatini fondenti al 60% e 70% entrati recentemente in produzione.

Nel corso degli anni il progetto Spes 1970 è cresciuto e oggi si configura come un’impresa sociale che combina diversi aspetti del mondo dolciario e della ristorazione, operando secondo i valori fondanti dell’Opera Torinese del Murialdo.

Negli ultimi anni Spes ha deciso di ampliare la sua proposta food e sono nati tre locali caffè-cioccolaterie, il servizio catering realizzato in collaborazione con l’Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo e improntato alla formazione professionale. Etikø diversamente Bistrot, il ristorante a km 0 la cui filosofia si fonda sulla scrupolosa attenzione alla qualità delle materie prime.

 

Punti vendita:

Via Saorgio, 139 – B, Torino;                                    

Via Michele Antonio Vibò, 33, Torino;

Polo del ‘900, C.so Valdocco 6 – A, Torino;

Etikø diversamente Bistrot, Via Filippo Juvarra 13 – A, Torino.

Maggiori informazioni e vendita online su: http://www.cioccolatospes.it




#BARDOLINOCRU E IL CHIARETTO CHE VERRÀ: LE DUE GIORNATE DEL VINO SULLA SPONDA VERONESE DEL GARDA

Due eventi per scoprire i vini simbolo del territorio bardolinese a poche settimane dalla fine della vendemmia. Appuntamento a sabato 7 e domenica 8 dicembre alla Loggia e alla Barchessa Rambaldi, sul lungolago di Bardolino

Due giorni dedicati alla scoperta del Bardolino e del Chiaretto, i vini della sponda orientale del lago di Garda, veri e propri simboli del territorio, ottenuti prevalentemente dalle uve di Corvina Veronese. Le date da segnare sul calendario sono sabato 7 e domenica 8 dicembre, quando al ristorante La Loggia Rambaldi e nell’adiacente Barchessa a Bardolino (Verona) si terranno i due eventi #BardolinoCru e Il Chiaretto che verrà, voluti dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino.
Giunta alla sua seconda edizione, #BardolinoCru è la degustazione in programma sabato 7 dicembre dedicata alla scoperta dei vini sperimentali delle future sottozone Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna proposti in varie annate. Oltre ai produttori del Bardolino all’evento saranno presenti anche dieci vignaioli dei “cru” della DOC sudtirolese St. Magdalener nel nome delle forti affinità che legano i vini rossi a base di Corvina e di Schiava. Una sessantina i vini in assaggio.

Seconda edizione anche per Il Chiaretto che verrà, la pre-anteprima dell’annata 2019 del Bardolino Chiaretto: domenica 8 dicembre si degusterà il Chiaretto “da vasca” dell’ultima vendemmia, che verrà messo a confronto con il Chiaretto del 2018: si tratta di un’occasione più unica che rara di assaggiare la produzione della denominazione leader dei vini rosa italiani nelle primissime fasi post fermentazione. Un centinaio i vini in degustazione.
“La vendemmia che si è appena conclusa – dice il presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, Franco Cristoforetti – è stata tra le più interessanti degli ultimi decenni a Bardolino: poca uva, di altissima qualità, con una freschezza straordinaria. Avrà dunque modo di verificarne il calore chi verrà ad assaggiare le prime prove di vasca del Chiaretto 2019. Per il Bardolino prosegue invece il progetto di nuova valorizzazione dei cru già noti a fine Ottocento: è un percorso che ci accomuna ad altri territori, come quello altoatesino del St. Magdalener, la denominazione che sarà nostra graditissima ospite con alcuni dei suoi produttori più rappresentativi”.
I banchi d’assaggio di #BardolinoCru saranno aperti dalle 14.00 alle 20.00. Il Chiaretto che verrà, invece, sarà aperto dalle 10.00 alle 20.00. Il costo del calice per le degustazioni di #BardolinoCru è di 15 euro per l’intero, mentre per Il Chiaretto che verrà è di 10 euro. Il costo del biglietto per entrambe le giornate è di 20 euro. Il biglietto ridotto è pari ad 8 euro ed è riservato ai soci Ais, Onav, Fisar, Fis, Aspi, Slow Food. Per i residenti nel Comune di Bardolino l’ingresso a #BardolinoCru è di 8 euro, mentre Il Chiaretto che verrà è gratuito.




ASAHI SUPER DRY È LA BIRRA UFFICIALE DI ASIAN TASTE A MILANO GOLOSA

La birra super premium no. 1 in Giappone presente nella nuova area dedicata al meglio della cucina asiatica all’interno della manifestazione gastronomica più appetitosa dell’autunno meneghino

 

Tra le novità di questa edizione di Milano Golosa arriva una nuova area dedicata al meglio della cucina asiatica: Asian Taste. Nato dalla collaborazione tra Gastronauta e NO MAYO di Maria Pranzo (la prima guida ai ristoranti asiatici in Italia, www.nomayo.org – IG @nomayo_02 ), Asian Taste è il nuovo padiglione di Milano Golosa che raccoglie le eccellenze della gastronomia e cucina orientale. Tra queste non poteva mancare Asahi Super Dry, la birra super premium no. 1 in Giappone che sta rivoluzionando il panorama birrario italiano grazie al suo caratteristico gusto Super Dry.

Asahi Super Dry ha un gusto secco e rinfrescante – detto “Karakuchi” che in giapponese si scrive 辛口 – in grado di pulire il palato ed essere perfettamente abbinato con il cibo giapponese ma anche con la più raffinata cucina di qualità internazionale.

La birra giapponese sposa così uno dei punti di riferimento della gastronomia, dando ai visitatori di Milano Golosa la possibilità di vivere delle speciali experience: Asahi Super Dry affiancherà degli importanti chef nei loro imperdibili cooking show realizzati all’interno del padiglione Asian Taste.

Gli appuntamenti saranno in collaborazione con tre chef di fama internazionale, e offriranno al pubblico la possibilità di provare un prodotto d’eccellenza come la birra Asahi Super Dry in abbinamento ai piatti da loro appositamente ideati per l’occasione.

La prima cooking demo è prevista per sabato 12 ottobre alle ore 15.00: Guglielmo Paolucci, proporrà un piatto della linea gastronomica GONG. Sempre per la giornata di sabato 12 ottobre alle ore 19.00 ci sarà l’intervento dello Chef tre stelle Michelin Umberto Bombana, che preparerà un piatto tutto italiano con ingredienti giapponesi. Infine, domenica 13 ottobre alle ore 17.00 si terrà l’incontro con lo Chef Wicky Priyan, che servirà un piatto dai tipici sapori giapponesi, usando ingredienti italiani.

 

Asahi Super Dry consente di esaltare il gusto “Karakuchi”, pulito e secco che permette di apprezzare i diversi sapori degli ingredienti del mondo della cucina di qualità internazionale. Partecipare a Milano Golosa è per il brand l’occasione perfetta per mostrare agli esperti e agli appassionati del settore le principali caratteristiche del nostro prodottosostiene Dario Giulitti, Asahi Super Dry Marketing Manager.

ASAHI SUPER DRY E IL GUSTO KARAKUCHI

Per capire il Giappone e la sua cultura bisognerebbe andarci almeno una volta nella vita. Per capire il termine “Karakuchi”, che in terra nipponica significa “gusto secco”, basta invece bere Asahi Super Dry, la birra super premium più venduta nei Paesi del Sol Levante che sta rivoluzionando il panorama birrario italiano grazie alla sua caratteristica “Super Dry” (gusto secco, appunto).

Karakuchi (in giapponese si scrive 辛口) racchiude un pensiero più ampio risalente al 1987, quando Asahi Super Dry è stata prodotta per la prima volta in Giappone, definendo nuovi standard produttivi pensati per creare un gusto pulito, secco e rinfrescante in grado di pulire il palato ed essere perfettamente abbinato con il cibo giapponese ma anche con la più raffinata cucina internazionale. Queste particolari caratteristiche hanno decretato il successo internazionale di Asahi Super Dry in tutto il mondo, e anche in Italia, dove è stata apprezzata sin da subito da un popolo sempre attento all’eccellenza, alla qualità e allo stile.

 




“A CENA TI PORTA LUI, SARUNE’”: TOSO PROTAGONISTA DELL’ALTA RISTORAZIONE CON IL PRIMO ASTI SECCO SENZA SOLFITI AGGIUNTI

Il mese di ottobre vede la Cantina Toso protagonista di due appuntamenti enogastronomici esclusivi, in cui l’eccellenza della cucina della Provincia incontra Sarunè

L’ultimo nato delle Cantine Toso, Sarunèil primo Asti Secco DOCG senza solfiti aggiunti – sarà protagonista di in una serie di appuntamenti enogastronomici esclusivi nei ristoranti d’eccellenza della Provincia, dal titolo “A cena ti porta lui, Sarunè”.

Sarunè, un’edizione limitata di sole 13.200 bottiglie numerate, è il frutto di un’operazione senza precedenti che ha visto protagonista la Cantina Toso di Cossano Belbo (CN), sapiente produttrice da ben cinque generazioni del Moscato d’Asti DOCG e dell’Asti DOCG. Questo vino esclusivo è stato creato grazie all’attenta e accurata raccolta a mano di oltre 50mila pregiati grappoli d’uva, al perfetto grado di maturazione, in vigneti di eccellenza scelti per esposizione e tipologia di terreno.

Per produrre Sarunè si è utilizzata l’uva Moscato Bianco, una materia prima d’eccellenza che, insieme all’attenzione dedicata al metodo produttivo, ha reso possibile la produzione di un Asti Secco senza l’aggiunta di solfiti, conservanti che vengono solitamente usati nell’industria alimentare per inibire l’azione di batteri che potrebbero deteriorare il prodotto e di enzimi che, a contatto con l’ossigeno, potrebbero far perdere al prodotto il suo gusto originario.

Sarunè senza solfiti aggiunti è un Asti Secco fresco, gradevolmente aromatico e fragrante. Di colore giallo paglierino brillante, ha perlage fine e persistente. Il profumo è aromatico, con note di agrumi e sentori di fiori di sambuco. In bocca è secco, morbido ed equilibrato, con un finale lungo e sapido. Eccellente come aperitivo, accompagna egregiamente antipasti, carni bianche, crudité di verdure, piatti a base di pesce e frutti di mare. Il nome “Sarunè”, termine piemontese che indica chi costruiva i carri e li utilizzava nel trasporto delle botti, è stato scelto poiché richiama il soprannome di Pietro Toso, seconda generazione della famiglia tuttora alla guida della cantina: Pietro du Sarun. Il nome della serie di appuntamenti di cui Sarunè sarà protagonista gioca, appunto, su questo nome e sul suo significato di “trasportare”, “portare”: “A cena ti porta Lui, Sarunè”.

Il 19 ottobre alla Cà de Lupo di Montelupo Albese, si svolgerà la prima serata di questa serie di appuntamenti, in cui gli ospiti saranno accolti da un calice di benvenuto grazie al quale potranno degustare l’eccezionalità del Sarunè.

Con questi appuntamenti la Cantina Toso, tra le prime cantine a misurarsi con la produzione dell’innovativo Asti Secco DOCG senza solfiti, conferma la sua passione per la valorizzazione delle eccellenze del territorio, unendo la produzione di vino di altissima qualità alle risorse dell’alta cucina della Provincia.

A questo appuntamento seguirà quello del 24 ottobre al Civico 11 di Alba. Saranno numerosi anche gli appuntamenti di novembre e dicembre:

8 novembre: Osteria Senza Fretta, Cuneo

14 novembre: Tra la Terra e il Cielo, Moasca
23 novembre: Carpe noctem et Diem, Pollenzo
29 novembre: Piatti di Parola, Cuneo
13 dicembre: Lovera dal 1939, Cuneo
18 dicembre: La libera, Alba

 




A Bologna il cibo incontra l’arte: Sebastiano Caridi, nuova apertura a Palazzo Fava

 

Appuntamento mercoledì 23 ottobre: tutta la produzione targata Caridi,

dalla pasticceria dolce e salata, alla cucina, alla panificazione

Il cibo incontra l’arte: succede a Bologna, a Palazzo Fava in via Manzoni 2, quando all’interno del Palazzo delle Esposizioni aprirà il nuovo locale di Sebastiano Caridi. L’inaugurazione in anteprima è mercoledì 23 ottobre (apertura al pubblico il giorno seguente, giovedì 24). Non una semplice caffetteria adiacente ad un museo: la pasticceria porterà con sé un concetto ben più immersivo ed estetico in cui l’assaggio del cibo, nella sua unicità, percorre gli stessi passi dell’elaborazione artistica.

Sebastiano Caridi, classe 1988, calabrese faentino d’adozione, è volto noto della tv come concorrente e vincitore del contest televisivo “Il più grande pasticcere d’Italia” (2015). Maestro Ampi dal 2018, già gestore di successo della pasticceria che porta il suo nome a Faenza, Sebastiano ripropone nel capoluogo emiliano, con l’amico e socio Giorgio Gonelli, il format faentino calandolo in una location d’eccezione: “Volete mettere mangiare un mignon straordinario davanti a un Fontana?”, suggerisce il Maestro Pasticcere che consapevolmente sceglie Bologna come luogo prediletto per un’iniziativa di questo genere. “Mi mancava la ‘sfida’ della grande città, ma non avrei scelto una metropoli qualsiasi. Bologna è l’ideale: qui c’è ancora il gusto per il cibo, si ama mangiare. Una filosofia che manca in altri grandi centri urbani. Inoltre io sono un ‘figlioccio’ della Romagna: è bella, la gente è affettuosa, si mangia bene”.

Nel locale bolognese ci sarà tutta la produzione targata Caridi, a partire dalla pasticceria dolce e salata caratterizzata dal piccolo formato, da gustare in un solo boccone, cifra distintiva di Sebastiano: “per me la pasticceria è paragonabile ai gioielli. Voglio incantare chi assapora una mia creazione: la intendo come un’esplosione di gusto”. Cioccolateria ma anche cucina, pane e lievitati faranno parte della proposta culinaria: “ho una passione per la panificazione – sottolinea Sebastiano – e la cucina mi diverte, perché nella mia versione non ha regole. Al contrario della pasticceria, in cui tutto è preciso al grammo”. E a riconferma della passione per i lievitati, il 23 ottobre sarà possibile assaggiare in anteprima una nuova creazione di Caridi, “Faboloso”: dolce lievitato da viaggio, dedicato a tutti coloro che, di passaggio, vogliano portare con sé un ricordo dell’esperienza bolognese. “Un pandolce, dall’impasto neutro imbevuto di Marsala, con aromi di agrumi e vaniglia. Un omaggio a Bologna e Faenza, anche nel nome che riporta le iniziali di entrambe le città. La forma è particolare, esagonale. L’ispirazione per questo dolce? Viene da una ricetta di mio padre e dalla mia interpretazione dei sapori di questa regione meravigliosa”. Sebastiano è infatti figlio d’arte: suo padre è il maestro pasticcere Paolo Caridi. Passione di famiglia, quella per la pasticceria, così come l’amore per gli ingredienti italiani, la tradizione e le materie prime di qualità: “Mi rifaccio sempre ad una frase di Gaudì: l’originalità consiste nel tornare alle origini. Non mi vedrete mai fare un mignon con un pepe esotico o altro ingrediente stravagante. Prediligo il prodotto italiano, dolci tradizionali che non cambio ma cerco di innovare. Non farò mai un tiramisù alla fragola. Lo posso scomporre, mettere in un barattolo. Ma non altro”.

“Creo tutti i giorni usando il cuore per imparare, per crescere, per continuare a stupirvi”: in queste parole, tutta l’energia del giovane ma già affermato pasticcere. “Non smetto mai di imparare: ho avuto il privilegio di lavorare con grandi Maestri da cui ho appreso tanto; ma ogni persona che ho conosciuto mi ha dato qualcosa. In questo senso sono una spugna: imparo da tutti, dal grande chef allo stagista. Vivo della semplicità delle persone, la mia ispirazione viene così”.

Vi aspettiamo il 23 ottobre per conoscere in anteprima il mondo di Sebastiano Caridi.




Isera, svelati i vincitori de La Vigna Eccellente IL MIGLIOR VIGNETO È DI FRANCO GALVAGNI

La 18a edizione del concorso nato per premiare il più bel vigneto di Marzemino, sia da un punto di vista etico che estetico, ha visto primeggiare un appezzamento di Brancolino, comune di Nogaredo. Secondo posto per Stefano Berti e terzo per Sandra Parisi. Il premio letterario intitolato a Francesco Graziola va invece alla giornalista e scrittrice di origine roveretana Isabella Bossi Fedrigotti.

 

Domenica pomeriggio, presso la Sala della Cooperazione di Isera, sono stati annunciati i vincitori della 18a edizione de La Vigna Eccellente, concorso nato nel 2001 con l’obiettivo di premiare la cura dei viticoltori in vigna e il loro lavoro quotidiano che contribuiscono così fortemente a caratterizzare il paesaggio vitato della Vallagarina.

Una cinquantina gli appezzamenti a concorso quest’anno, per circa 225 mila metri quadrati di vigneti, analizzati con attenzione, dall’inizio della fase vegetativa fino alla vendemmia, dalla giuria di esperti presieduta dal Professor Attilio Scienza, Docente di Viticoltura alla Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, e composta da Marco Stefanini, Duilio Porro e Bruno Mattè, tecnici della Fondazione Edmund Mach – Istituto Agrario di San Michele all’Adige, Enzo Merz, giornalista e Gran Maestro della Confraternita della Vite e del Vino di Trento, Nereo Pederzolli, giornalista, Carlo Rossi che, nel 2001, ha tenuto a battesimo il concorso in qualità di Sindaco di Isera, Franco Nicolodi e Paolo Benvenuti, rispettivamente coordinatore regionale e direttore dell’Associazione Italiana Città del Vino.

A distinguersi, quest’anno, un vigneto di Franco Galvagni sito a Brancolino, Comune di Nogaredo, coltivato a guyot, sistema che, per il Marzemino, non è ancora molto diffuso. La giuria ha premiato gestione, regolarità, cura della spalliera, tra l’altro molto luminosa, ma anche equilibrio della fertilità. Il vigneto presentava inoltre strati fogliari non eccessivi, corretta cura fitosanitaria e regolarità nella produzione.

Secondo posto per Stefano Berti e il suo vigneto a Marano di Isera, caratterizzato da omogeneità dei grappoli e da una dimensione delle bacche piuttosto importante. Terzo posto per Sandra Parisi che a Brancolino coltiva un vigneto a pergola doppia che ha colpito la giuria per regolarità e penetrazione della luce al suo interno, oltre che per l’equilibrio produttivo.

In generale, come hanno commentato i tecnici della Fondazione Mach, in tutte le zone osservate si è rilevata una costanza di qualità della gestione, a riprova di quanto gli agricoltori della zona abbiano recepito le indicazioni emerse nel corso degli anni grazie al premio stesso.

La Sindaca Enrica Rigotti, che nel corso del suo intervento ha ricordato anche il premio ricevuto da La Vigna Eccellente al concorso Euregio Il turismo incontra l’agricoltura, ha sottolineato come la manifestazione quest’anno abbia voluto coinvolgere attivamente anche le scuole, attraverso una mostra di disegni dedicata alla manifestazione, nella consapevolezza che sia fondamentale trasferire ai più giovani le peculiarità del territorio che vivono e aiutarli a riscoprire il ritmo della terra, da rispettare per poter ottenere risultati di eccellenza.

Attilio Scienza, che ha definito il premio come una sorta di “eucarestia”, intesa nel suo senso più generale di “ringraziamento”, ha voluto ricordare come sia importante essere grati agli agricoltori, visto che è anche grazie al loro lavoro che Isera è conosciuta e, in tal senso, ha ribadito come l’introduzione di una docg per il Marzemino potrebbe essere un’occasione per dare futuro alla coltivazione di questo vitigno, valorizzando le zone più vocate per la sua produzione che incidono fortemente sul risultato finale.

 

Collegata a questo anche la scelta della giuria di conferire il premio letterario Francesco Graziola alla giornalista e scrittrice di origine roveretana Isabella Bossi Fedrigotti, nei cui libri si percepisce molto spesso un grande amore per la sua terra. “Sono davvero commossa di ricevere questo riconoscimento – ha commentato la scrittrice – anche perché è il primo premio che ricevo nella mia regione. Ritengo bellissima – ha proseguito – l’idea del concorso dedicato ai viticoltori poiché è un premio al paesaggio, alla cura, alla bellezza. La viticoltura è la religione dei miei padri, dei nostri padri e, come ha detto giustamente il Sindaco, vorremmo diventasse anche la religione dei nostri figli“.

 

Il pomeriggio è stato anche occasione per fare il punto sulla stagione viticola appena trascorsa che, come ha spiegato Bruno Mattè, da un punto di vista fitosanitario è stata abbastanza normale e senza criticità, sia considerando le malattie fungine che gli insetti, nonostante la forte piovosità primaverile che tra aprile e maggio ha visto cadere metà dei millimetri di pioggia che si registrano mediamente in un anno. Si è evidenziata, però, una marcata recrudescenza di Flavescenza dorata conseguente all’altissima presenza del vettore, la cicalina Scafoideus titanus, che desta preoccupazione ai tecnici della Fondazione Mach. Germogliamento e fertilità sono stati intorno alla media, anche se lievemente inferiori all’anno precedente, per cui la vendemmia ha subìto, nel caso specifico del Marzemino, solo una leggera riduzione in termini quantitativi.

 

Soddisfazione infine per il cartellone di eventi correlati al concorso, che ha visto la città di Isera animata da quattro giorni di iniziative, tra degustazioni, laboratori teatrali, cene a tema, ecc. Tra le apprezzate novità, la cena itinerante organizzata dai soci lagarini della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino che ha attratto a Palazzo de Probizer oltre un centinaio di appassionati.

“La Vigna Eccellente…ed è subito Isera” è stata organizzata dal Comune di Isera, Città del Vino, APT Rovereto e Vallagarina con il supporto di Trentino Marketing e il coordinamento della Strada del Vino e dei Sapori del Trentino nell’ambito della promozione delle manifestazioni enologiche provinciali denominate #trentinowinefest.

Isera (TN), 14 ottobre 2019

Nell’immagine, Enrica Rigotti, Attilio Scienza e Franco Galvagni. 




Gilles Degboe Coffi vince la III edizione del Master dell’Albana

Nato in Benin, in Romagna dal 1994, ha sbaragliato la giuria prevalendo sui 10 concorrenti da tutta Italia. Incoronato ambasciatore del vitigno autoctono per eccellenza, si è aggiudicato anche il premio Miglior Sommelier comunicatore Romagna Docg Albana.

Bertinoro (14 ottobre 2019)L’Albana ha un nuovo ambasciatore. È il sommelier Gilles Degboe Coffi, classe 1989, nato in Benin, ma ormai romagnolo doc: infatti, vive a Cesena da quando aveva cinque anni.

Il trentenne cesenate si è aggiudicato la terza edizione del Master dell’Albana svoltasi a Bertinoro (Chiesa San Silvestro). Una sfida all’ultimo voto, che ha visto confrontarsi dieci sommelier da tutta la Penisola alle prese con il vitigno autoctono bianco per eccellenza della Romagna, prima Docg in Italia nel 1987.

Dopo le eliminatorie del mattino, nel pomeriggio il confronto si è ristretto, in una sorta di playoff, a quattro sommelier: Maura Gigatti (Parma), Gianluca Martini (Imola), Riccardo Ravaioli (Faenza) e Gilles Degboe Coffi (Cesena).

Infine, le prove di degustazione su due Albana – analizzate su vinificazione, affinamento, vendemmia, territorio, annata e prezzo – hanno portato la giuria tecnica a scegliere per la finale Riccardo Ravaioli e Gilles Degboe Coffi.

Il confronto a due su degustazione, servizio, comunicazione e storia, ha visto il trionfo di Gilles Degboe Coffi, che si aggiudicato anche secondo premio di giornata, quello Speciale al Miglior Sommelier comunicatore del Romagna Docg Albana. A Degboe Coffi vanno 2mila euro messi in palio dal Consorzio Vini di Romagna, organizzatore dell’evento insieme ad Ais Romagna, Comune di Bertinoro e Consorzio Vini di Bertinoro.

A premiarlo, Carlo Pagano vincitore del Master dell’Albana 2018, insieme a Roberto Giorgini presente Ais Romagna, Giordano Zinzani Presidente del Consorzio Vini di Romagna, Gabriele Fratto e Mirko Capuano, sindaco e vicesindaco di Bertinoro, Fabrizia Ventura, food designer.

La soddisfazione di Gilles Degboe Coffi

“Sono molto contento, è il terzo anno che partecipo – sono state le parole a caldo del neo ambasciatore – Questa vittoria è il risultato di tanto lavoro e sacrificio, ho studiato tantissimo, spesso la notte. Ho assaggiato oltre 300 albana di diverse annate. Dedico questo prestigioso risultato alla mia famiglia”.

Sommelier professionista dal 2012, Degboe Coffi non è nuovo ad exploit nel mondo del vino, vincitore quest’anno del Master del Negroamaro. Nato nel 1989 in Benin, arrivato in Romagna nel 1994, sin da giovanissimo ha maturato una forte passione per il mondo del vino, diplomandosi poi presso l’Istituto istruzione superiore dei servizi alberghieri di Forlimpopoli. Tante le esperienze professionali nel mondo, attualmente insegna nell’istituto forlimpopolese.

 

Albana, vitigno versatile.

Se qualcuno cercava una riprova sulla versatilità dell’Albana l’ha trovata nel Master e nei suoi vincitori. L’albo d’oro ha visto nel 2017 trionfare il sommelier romagnolo Marco Casadei, lo scorso anno è stata la volta del molisano Carlo Pagano, per concludere il tour con Gilles Degboe Coffi, il cui curriculum è un intreccio di storie da più parti del mondo.

Questi invece i dieci finalisti del Master di quest’anno: Lorena Ceolin (Veneto), Gilles Degboe Coffi (Romagna), Elena Emiliani (Romagna), Maura Gigatti (Emilia), Gianluca Martini (Romagna), Andrea Montini (Lombardia), Riccardo Ravaioli (Romagna), Davide Ritrovati (Toscana), Marco Saiani (Romagna), Giorgio Salmi (Emilia).

 

Hanno detto del Master

Roberto Giorgini, presidente Ais Romagna: “Siamo soddisfatti della terza edizione di questo Master che ha posto i riflettori nazionali sull’Albana. Decisamente alto il livello di preparazione dei partecipanti a riprova di un’attenzione sempre maggiore da parte del mondo della sommellerie e dei produttori”.

Giordano Zinzani, presidente Consorzio Vini di Romagna: “La provenienza dei tanti partecipanti e il passaggio da un romagnolo, a un molisano e ancora a un romagnolo nella geografia dei vincitori dà l’idea di come l’Albana sia sempre più al centro dell’attenzione del panorama enologico nazionale. Questo Master ha un ruolo importante nella valorizzazione del nostro vitigno autoctono”.

 

Mirko Capuano, vicesindaco Bertinoro: “E’ una scommessa che come Comune abbiamo fatto alcuni anni fa e di cui andiamo fieri. Per noi non è solo un momento di competizione ma di valorizzazione del territorio e dei nostri produttori”.

 

Il Master dell’Albana è stato ospitato nell’ambito della manifestazione “Vino al vino promosso dal Comune di Bertinoro, dal Consorzio Vini di Romagna, dal Consorzio Vini di Bertinoro e dall’Associazione Italiana Sommelier Romagna.

 

Bertinoro, 14 ottobre 2019




SINGAPORE WINE AWARDS: AL PINOT GRIGIO GRAVNER IL BLACK SWAN OF THE YEAR

 

Il vino di Josko premiato come il Most Thought Provoking Wine da una giuria internazionale di esperti alla prima edizione dei Wine Pinnacle Awards

Il Pinot Grigio Venezia Giulia IGT di Gravner si aggiudica il premio internazionale Black Swan Of The Year (Most Thought Provoking Wine). Un riconoscimento importante per il produttore di Oslavia assegnato nell’ambito della prima edizione dei Wine Pinnacle Awards, promossi da Genting Singapore in occasione del Great Wine & Dine Festival 2019 per celebrare i migliori vini al mondo.
Il Pinot Grigio Gravner si è aggiudicato il titolo di Most Thought Provoking Wine, la categoria dedicata ai vini fuori dalle regole, che riescono a sorprendere con la loro bellezza alternativa e unicità proprio come un Cigno Nero. Il Pinot Grigio nasce da una selezione di uve fermentate in purezza con lunga macerazione in anfore georgiane interrate, con lieviti indigeni e senza controllo della temperatura. Alla svinatura e torchiatura fatta in aprile è seguito un ulteriore periodo in anfora per cinque mesi, poi sei anni in grandi botti di rovere e quattro anni in bottiglia per terminare l’affinamento.
Nella stessa categoria in nomination c’erano anche il Sonoma Coast Syrah dell’americano Arnot-Roberts, il Savennieres Roches aux Moine del francese Château Pierre-Bise, il Syrah dell’australiano Luke Lambert e il Ribolla Gialla Venezia Giulia IGT dell’italiano Radikon.
“Ricevere questo premio ci inorgoglisce molto. È sicuramente un riconoscimento al lavoro che mio padre ha svolto in questi anni – afferma Mateja, figlia di Josko Gravner, presente alla cerimonia – ma voglio vederlo anche come un premio ad Oslavia e a un gruppo di vignaioli che hanno creduto fermamente nel recupero di antiche tecniche di macerazione e di vitigni autoctoni, vista la presenza tra i cinque finalisti di un altro importante produttore della zona, Radikon. Un territorio che ha ancora tanto da dire e da dare”.
Ventisette le categorie in gara per un totale di 135 vini, selezionati e giudicati da oltre 50 professionisti del settore provenienti da tutto il mondo, che hanno scelto le etichette con un metodo unico nel suo genere, senza alcuna restrizione sull’origine, lo stile del vino o il vitigno e senza nessuna richiesta di campionature e quote di iscrizione per accedere al concorso. A coordinare questa giuria una commissione formata da cinque tra i più importanti professionisti, esperti e critici del settore vinicolo al mondo: la Master of Wine Jeannie Cho Lee, Andreas Larsson già World’s Best Sommelier nel 2007, Doug Frost Master Sommelier e Master of Wine, Oz Clarke scrittore e giornalista televisivo e il Master of Wine Kenichi Ohashi.
Tre i vini italiani premiati oltre al Pinot Grigio di Gravner durante l’evento: Giacomo Conterno, Monfortino, Barolo Riserva DOCG come Best 1999 Vintage Barolo; Tenuta San Guido, Sassicaia Bolgheri come Best 2007 Vintage Tuscan Red; G.D. Vajra, Petracine Langhe Riesling come Hidden Treasure: Piedmont.